
Ricorre l’8 agosto il ventennale dello sbarco di 11mila albanesi nel porto di Bari a bordo della “Vlora”.
Esasperati dal regime comunista di Enver Hoxha e dalla chiusura del partito socialista, nonostante si fossero da poco svolte le prime elezioni multipartitiche, i primi profughi approdarono sulle coste pugliesi (a Brindisi) già nel marzo 1991.
La crescente crisi economica e il desiderio di avvicinarsi al modello socio-culturale europeo, comportarono successivamente la partenza in massa da Durazzo alla volta della Puglia, considerata da molti, ieri come oggi, una terra promessa tanto come ulteriore punto di partenza per l’Italia e l’Europa, quanto come terra in cui realizzare il “sogno americano”.
Quando all’alba dell’8 agosto 1991 la “Vlora” attraccò al porto di Bari, la città si trovò completamente sola e impreparata ad affrontare questa emergenza.
L’allora sindaco Enrico Dalfino dispose il trasferimento dei profughi nello Stadio della Vittoria (con carenza di cibo e acqua), suscitando ribellioni non solo degli stessi albanesi che tentavano la fuga, ma anche delle autorità locali e del governo centrale.
Il 14 agosto il presidente della Repubblica, Francesco Cossiga, dopo varie pressioni da parte della Comunità Europea, dispose l’immediato e forzato rimpatrio, il pattugliamento del canale di Otranto che vide impegnati migliaia di uomini delle Forze dell’Ordine, e stanziò aiuti per 150 miliardi di lire, iniziando così a porre le prime basi per l’instaurazione di rapporti geopolitici tra i due paesi separati dall’Adriatico.
Oggi, vent’anni dopo il “biblico” sbarco sulle nostre coste, Bari si prepara a ricevere la Medaglia della gratitudine dall’Albania in segno di riconoscimento per l’accoglienza e gli aiuti ricevuti anche dagli stessi cittadini che in qualche caso hanno anche accolto i profughi nelle proprie case.
L’intera prima settimana di agosto sarà ricca di incontri e mostre nella sala Murat, per ricordare le migliaia di profughi venuti in Puglia in cerca di fortuna.
L’idea della Puglia come “terra promessa” si è rafforzata nel corso degli anni, al punto che dal 1991 ad oggi il numero di immigrati è più che triplicato. Basti considerare gli ultimi sbarchi sulle coste italiane di nordafricani approdati a Lampedusa che hanno invaso l’isola e superato il numero degli isolani, al punto da dover essere necessario il trasferimento in centri di accoglienza, per lo più pugliesi.
Le condizioni di chi, in cerca di una vita migliore, arriva in Puglia, non sono cambiate: gli immigrati restano ammassati prima su imbarcazioni di fortuna, poi in stadi o in centri di accoglienza sempre troppo piccoli per accogliere la moltitudine di persone che si riversa nelle nostre città.
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