
Spostando l’asse temporale indietro di un ventennio assume grande enfasi per tutti gli abitanti della “Terra di Bari” la rievocazione di un evento accaduto esattamente venti anni fa, l’8 agosto del 1991: lo sbarco nel porto di Bari di una nave, la Vlora, un vecchio bastimento in riparazione contenente per l’occasione ben 11mila persone di nazionalità albanese che intraprendevano un “viaggio della speranza” finalizzato alla ricerca disperata di un riscatto sociale e di un futuro migliore, in Puglia come nell’intera Italia.
La vicenda legata all’arrivo nel barese di quel carico disumano di albanesi assunse all’epoca connotazioni drammatiche data la sua entità e data soprattutto l’incredulità dei cittadini costretti da un giorno all’altro a dover far fronte ad un evento inimmaginabile e inarrestabile.
Per Casamassima assume grande valenza il ricordo di quei giorni poiché finalizzato a sottolineare l’impegno con il quale i suoi abitanti hanno contribuito nel cercare di fronteggiare la situazione di emergenza che si stava verificando. Una delle figure che maggiormente ha sostenuto la causa albanese e spinto all’intervento in aiuto dei profughi è stato don Nicola Ludovico.
Grazie a un colloquio informale svoltosi con animatori, educatori e sacerdoti vicini al parroco recentemente scomparso e alle testimonianze raccolte, si è potuta constatare la partecipazione attiva di don Nicola alla problematica degli albanesi sbarcati a Bari.
A quanto pare non appena sorse l’esigenza di accogliere i profughi don Nicola si adoperò affinché ciò avesse luogo nonostante essi giungessero da una nazione sulla quale gravava il peso di molti pregiudizi. Il parroco era dotato di un modo di fare fuori dal comune: non aspettava fossero gli altri a mobilitarsi prima di lui ma agiva da subito e in prima persona. Divenne presto fautore di un’accoglienza definita “senza se e senza ma”. Egli mise a disposizione la canonica in cui viveva e vi ospitò per diversi anni due giovani albanesi che appena giunti in Italia avevano meno di trent’anni e che provenivano dallo Stadio della Vittoria, il centro nevralgico dell’accoglienza dei profughi prima del loro successivo smistamento in tutta la provincia barese.

Don Nicola istaurò da subito un legame molto profondo con i due ragazzi. Si prodigò affinché si inserissero a pieno titolo nel nuovo contesto, tanto italiano quanto casamassimese, anche se non ha mai chiesto o preteso che mettessero da parte la loro identità. Cercò di basare il rapporto di convivenza con entrambi su valori quali il rispetto e la fiducia: rispetto per la dignità personale, per le tradizioni albanesi differenti da quelle italiane, per il bagaglio di esperienze di cui si facevano portatori i due giovani, dei loro tempi d’inserimento e fiducia incondizionata verso persone con le quali ormai, condividendovi la casa, il parroco condivideva anche quanto di più intimo e riservato ci sia nella vita di chiunque.
Quando giunsero in Italia, entrambi i ragazzi erano musulmani. Successivamente, mentre uno dei due, Mohamed (detto “Med”) continuò a professare la religione musulmana, l’altro, Ilir, decise per sua volontà di convertirsi al Cristianesimo al termine di un lungo percorso formativo avviato assieme allo stesso don Nicola e chiese di godere del dono del Battesimo nonostante l’età adulta grazie al quale ricevette il nome cristiano di Francesco.
Oggi ciascuno dei due albanesi ha preso la sua strada, Mohamed è rimasto molto legato alla comunità e soprattutto all’Istituto che si è preso cura di lui per anni, tant’è che tuttora vive a Casamassima assieme alla famiglia che ha creato, mentre Francesco è andato a vivere nel Nord Italia.
Ma don Nicola non si limitò solo ad accogliere bensì si recò personalmente in Albania per poter conoscere le famiglie dei due ragazzi presi in seno alla comunità casamassimese. In tal modo poté certamente toccare con mano la realtà albanese fatta di povertà e di stenti. Il parroco inoltre rimase legato a tutti gli albanesi stabilitisi a Casamassima. Così come tanti altri parroci pugliesi è intervenuto in aiuto dei profughi attraverso la Caritas Diocesana provvedendo a fornire agli albanesi beni di prima necessità e vestiario. Ha anche sensibilizzato tutta la comunità parrocchiale a farsi carico del problema legato allo sbarco degli albanesi e sollecitato la stessa a tradurre in pratica i dettami legati all’aspetto caritativo della Chiesa chiedendo che gli albanesi fossero sistemati in varie strutture.
Ha sempre cercato negli anni del suo mandato di risvegliare la comunità casamassimese da quella sorta di torpore nella quale risultava adagiata chiedendo, data la portata della vicenda, un gesto comunitario che gli abitanti di Casamassima hanno accolto sposando attivamente la causa attraverso le offerte domenicali della Santa messa e le questue, ovvero le pratiche legate alla raccolta di beni di porta in porta. Don Nicola voleva che la sua comunità, che amava chiamare “mia carovana in cammino”, fosse caritatevole. Peraltro il santo patrono di Casamassima risulta essere proprio San Rocco, il santo ispiratosi alla carità.
ULTIMI COMMENTI
- MENO PROMESSE E PIù FATTI...
il sindaco è espressione di se stesso e dei vertici dec... - SUSCA BONERBA: “LA POLITI...
Condivido...commento fuori luogo. Chi è venuto da fuori... - MENO PROMESSE E PIù FATTI...
Il sindaco è SINDACO di tutti i casamassimesi e non del... - “SI VOTA LA PERSONA, NON ...
Sig. Carelli, lei dice che c'è un forte rifiuto nei con... - MONTANARO: PARCHEGGIO A P...
Il Movimento per la "Decrescita Felice" (MDF) è un movi... - SUSCA BONERBA: “LA POLITI...
commento decisamente fuori luogo! - A COLPI DI MANIFESTI SUI ...
Per affranto: condivido pienamente, ma già che qualcuno... - MENO PROMESSE E PIù FATTI...
ma il Sindaco non è espressione dell'UDC? oppure esiste... - A COLPI DI MANIFESTI SUI ...
Al di là dei segnali di fumo il cui significato non son... - MONTANARO: PARCHEGGIO A P...
Signori miei, avete proprio ragione, non ci capiremo ma...
La voce del Network
-
NAPOLETANO: “ IMU ANCHE PER LA PRIMA CASA”
Monopoli
-
Reflui "fantasma" scaricati senza autorizzazione: la Forestale denuncia una persona
Sammichele di Bari
-
IMU: quanto pagheremo a Cassano? - in edicola
Cassano delle Murge
-
INCENDIO IN VIA RONDINE ED È PANICO FRA LA GENTE-foto
Gioia del Colle
-
L'Assessore Milella replica a Giorgio: "Noi dell'Udc qualcosa di nuovo l'abbiamo pensato, ...
Acquaviva delle Fonti
-
Cambiare nome al Parco Almirante? - in edicola
Putignano
-
“SI VOTA LA PERSONA, NON IL PARTITO”
Casamassima
-
Il Consiglio in diretta video - in edicola
Turi



Commenti
Carl V. appartiene a questa categoria.
non ci risultano altri commenti a suo nome nei server.
Grazie per l'intervento.
Considerando che questo è il mio secondo intervento in questo forum poichè il primo è stato placidamente cestinato.
L'importante è gettare fango su Don Nicola ad opera di persone che non hanno il coraggio nemmeno di firmarsi con il loro nome,però riescono nel loro intento ovvero di infangare la memoria del caro ed amatissimo Don Nicola e poco importa se utilizzando pseudonimi tanto si verrà pubblicati.
Rinnovo il mio sdegno VERGOGNA VERGOGNA VERGOGNA a tutti coloro che gettano fango nascondendosi qui dentro abbiano almeno il coraggio di firmarsi visto che tanto la faccia la tengono ben nascosta.
persone che si danno nomi come Carl Vaernet dovrebbero essere tenute fuori da questo sito o invitate a cambiare pseudonimo, visto il chiaro riferimento a cui questo si ispira. Vi invito a fare in ricerca sul personaggio storico di Carl Vaernet. Saluti
#1 Carl Vaernet 2011-08-09 10:48
E per molti altri un prete bolscevico. Questo e' sparlare delle persone defunte!! O pensi di essere autorizzato a farlo solo tu? So leggere e capire bene. Forse il nazismo e l'omosessualità sono pensieri che circolano spesso nella tua testa. Non parlare di anonimato, non sei nella posizione di poter dispensare consigli. Ma non voglio continuare ad accanirmi sulla tua coerenza, piuttosto mi piacerebbe condividere il pensiero di Antonio. Il crocefisso attuale della chiesa e' di gran lunga piu' glorioso di quello precedente, e il concetto che Don Nicola voleva trasmettere a tutti noi era proprio quello di abbandonare la tristezza per incamminarsi verso la gioia, lasciare il buio per la luce (come potrai notare ora la chiesa e' molto piu' luminosa di prima). La chiesa e' anche opera di casamassimesi che con impegno e devozione hanno collaborato alla realizzazione di essa, disprezzandola, ne disprezzi anche il loro operato. Quindi caro Carlo, don Nicola aveva un concetto visionario di quella che dovrebbe essere la fede, ben distante da quello che molti di voi ha, radicato ancora sull'effimero e sul materialismo. Ascolta Antonio che potrebbe insegnarti molte cose!!
Per quanto riguarda invece karl vaernet ribadisco che apprezzo il tuo coraggio ma questo viene sminuito dal tuo anonimato. Parlare dei defunti nascondendosi dietro l'anonimato non è bello e poi la scelta di questi nik che riesumano il ricordo dei dottori nazzisti che hanno fatto esperimenti su omossessuali fa capire la tua forma mentis. Non mi piace tutta la macedonia. Oltretutto ti consiglio ancora una volta di non continuare su questa strada perchè il tuo cognome è in vista e potrebbe in qualche modo compromettere il percorso politico di tuo padre che siede tra gli scragni e che è oltretutto una persona stimata per il suo coraggio nel dire quel che pensa senza mai nascondersi. Prendi esempio da lui.
La questione messa in discussione è di diversa natura. Si denuncia uno scempio storico e non tanto estetico. Non conosco bene Casamassima ed infatti non riesco a cogliere il malessere denunciato dal dottore.. come invece colgo quello che mi genera un edificio antistante casa mia che mi toglie la vista. Per la cronaca quello circolare in Via Bari. Orrendo. Ma questo è solo un mio giudizio. Diverso sarebbe se l'edificio stesso fosse anche abusivo allora ci sarebbero fatti concreti per disprezzare oggettivamente il progettista. Non so se sono stata chiara?
ci sono ben altri scempi in questo paese deturpato dalle false moralità dietro cui ti nascondi. Perchè non ti accanisci su quel macellaio che ha realizzato la piazzetta di P. Pio in via Bari? Con tutto il rispetto per Santo, penso che in quel luogo si dovrebbero celebrare momenti di preghiera in suo onore, invece con quei baldacchini funerei portaceri, sembra di essere in un cimitero. Complimenti al realizzatore di tale opera perchè ha sfoggiato tutta la sua competenza architettonica. Prova ad allargare gli orizzonti e ad uscire il naso critico fuori dalle mura della Chiesa, sicuramente ne troverai di scempi!!!!! Ciao