
Pochi giorni fa in Puglia, precisamente a Barletta, quattro donne e una ragazza hanno perso la vita nel crollo di una palazzina sita nei pressi di un vecchio edificio in demolizione. Nei giorni precedenti la tragedia gli stessi proprietari delle palazzine attigue a quella in fase di smantellamento avevano rivolto delle segnalazioni all’ufficio tecnico comunale, allarmati dall’evidente pericolosità riscontrata sul posto a causa dei lavori in corso. Il procuratore della Repubblica di Trani ha aperto un fascicolo per disastro colposo e omicidio colposo plurimo.
Tra poche settimane ricorre il 9° anniversario del crollo della scuola elementare “Jovine” di San Giuliano di Puglia in cui morirono una maestra e 27 bambini. Il terremoto che causò il cedimento dell’intero edificio colpì il Molise il 30 ottobre 2003. Coloro i quali, a distanza di alcuni anni, sono stati giudicati colpevoli per l’assenza di controlli relativi alla sicurezza della scuola sono stati condannati con pene che vanno da un minimo di 2 anni e 11 mesi a un massimo di 6 anni e 10 mesi.
Alla luce di episodi drammatici di questo tipo, in grado di suscitare un’eco nazionale e di rendere oggetto di un fervido dibattito il tema della sicurezza, soprattutto sui luoghi di lavoro, ci si chiede, ora più che mai, quali condizioni si riscontrino oggigiorno negli edifici ed in particolare nelle scuole italiane.
Pare che quest’anno ben 3 edifici scolastici su 10 siano risultati a rischio per quel che concerne l’abitabilità. Alcune strutture sarebbero infatti state giudicate sempre meno sicure, in molti casi perché costruite prima del 1974, in un periodo in cui le norme sulla sicurezza erano ancora poco rigide. Tra i motivi più evidenti da cui scaturisce la pericolosità delle scuole figurano sia la presenza di finestre, banchi e sedie rotte, di mattonelle dei pavimenti sconnesse, di soffitti dai quali si stacca l’intonaco, che l’assenza di persiane e tapparelle.
Accanto alle anomalie immediatamente visibili si annoverano però anche le cosiddette irregolarità invisibili, riguardanti aspetti come la solidità e la statica degli edifici. Alcune scuole risulterebbero non a norma addirittura perché sprovviste dei requisiti fondamentali previsti dalle leggi sulla sicurezza come le scale antincendio e le uscite d’emergenza. Risultato: gli incidenti nelle scuole sono in aumento. A peggiorare una situazione già grave è l’esistenza, ancora ravvisata, di barriere architettoniche per gli alunni disabili. Inoltre non tutti gli edifici scolastici sarebbero dotati di certificato di prevenzione incendi e sarebbero stati registrati ritardi nell’applicazione della legge antisismica a 3 anni dalla sua entrata in vigore, norma quest’ultima che prevede si proceda alla verifica delle condizioni di edifici e monumenti da parte degli enti locali.
Quanto a Casamassima, gli istituti scolastici sembrano, generalmente, non presentare gravi problematiche legate alla sicurezza come quelle sopracitate, anche se spesso molti di questi edifici necessitano di particolari interventi di manutenzione e riparazione. Le scuole casamassimesi affidano il controllo degli ambienti, interni ed esterni, a professionisti del Servizio di prevenzione e protezione, che si occupano della verifica delle condizioni delle strutture e dell’individuazione degli eventuali apporti necessari.
In alcuni edifici, come il 2° Circolo didattico “Gianni Rodari”, si evince l’utilizzo di un metodo basato sulla divisione capillare della scuola in zone e sull’intervento qualora si riscontrino anomalie di vario tipo. Una volta valutate le misure da adottare, i dati vengono comunicati al Comune e gli interventi vengono attuati dando priorità a quelli che, potenzialmente, rappresentano fonti di pericolo immediato. Presso il 1° Circolo didattico “Guglielmo Marconi”, ad esempio, si sarebbe recentemente apposta della guaina al soffitto. Tutti gli edifici, inoltre, provvederebbero con regolarità (2 volte all’anno) allo svolgimento delle prove di evacuazione.
In una fase politica ed economica particolare per l’Italia, in cui a causa dei problemi interni e internazionali esistenti stenta a prendere forma un definitivo processo di svecchiamento delle strutture pubbliche italiane, sembrerebbe rappresentare una nota positiva l’imminente stanziamento, annunciato dal ministro Gelmini, di 426 milioni di euro per il piano sull’edilizia scolastica, anche se lo stesso starebbe subendo ritardi lamentati anche dalla Regione Puglia.
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