
Mimmo Maselli, titolare di una lavanderia industriale di Acquaviva – la Lim, specializzata in lavaggio e recupero funzionale di Dpi, i Dispostivi di protezione individuale in uso nei luoghi di lavoro – è il nuovo delegato territoriale di Confindustria Bari–BAT dell’area che ricomprende i comuni di Acquaviva delle Fonti, Casamassima, Cassano delle Murge, Sammichele di Bari, Sannicandro di Bari e Turi.
L’incarico è per il triennio 2011-2014.
L’incarico, spiega Maselli in una nota, è incentrato sulla diffusione delle politiche associative di Confindustria, oltre che sulla valorizzazione dei prodotti e servizi del tessuto produttivo locale.
In un momento particolarmente difficile dellanostra economia, ogni iniziativa che favorisca il dialogo e la collaborazione con gli enti locali e territoriali diventa indispensabile per la sopravvivenza delle nostre aziende.
Le imprese del territorio sono imprigionate in un circolo vizioso, tra la speculazione finanziaria, la sempre più crescente pressione fiscale e gli effetti della globalizzazione; occorre rompere l’assedio e scatenare un’ondata di innovazione e di crescita perché il fine deve diventare: creare valore condiviso.
L’antidoto è crescere. Per crescere servono uomini e imprese capaci di mobilizzare ogni risorsa, liberamente, nella consapevolezza della funzione sociale da loro svolta. Così si produce coesione sociale, elemento indispensabile subito dopo la competitività delle imprese, per la salute del sistema socio-economico.
È fondamentale che tutti i protagonisti della vita civile, politica e religiosa si adoperino con responsabilità, passione e tanto coraggio affinché si possa trovare una condivisione sulla necessità e sull’esistenza di un bene che possa essere considerato comune.
Ci sono tanti schiamazzi che vogliono solo confondere le coscienze, la gente è stanca di vivere nella rissa continua, gli appelli a concentrarsi sulla concretezza, sul fare quotidiano, sulla progettualità, sembrano cadere nel vuoto.
Dobbiamo sforzarci di pensare e agire per il bene comune cominciando dalla nostra famiglia, dalla nostra città, dalla nostra regione, insomma dal nostro territorio. In questo modo forse potremmo contrastare le conseguenze che la globalizzazione sta producendo creando notevoli squilibri ai sistemi economici e finanziari.
Dobbiamo guardare a testa alta al presente e proiettarci verso il futuro, tutelando in primis i lavoratori e il sistema produttivo di un territorio ricco di storia e di talenti, consapevoli dell’importanza di fare rete, attraverso un’azione condivisa tra gli attori economici e le istituzioni, finalizzata a evitare sprechi e inutili costi per la collettività, questo è possibile solo grazie alla buona volontà di coloro che intendono governare con appropriatezza e ragionevolezza. Insomma ci vuole un’etica della responsabilità che implica impegno, tempo, passione e dedizione per il bene comune ma soprattutto per dare certezze ai tanti giovani che sono il presente della nostra comunità.
In un momento particolarmente difficile dellanostra economia, ogni iniziativa che favorisca il dialogo e la collaborazione con gli enti locali e territoriali diventa indispensabile per la sopravvivenza delle nostre aziende.
Le imprese del territorio sono imprigionate in un circolo vizioso, tra la speculazione finanziaria, la sempre più crescente pressione fiscale e gli effetti della globalizzazione; occorre rompere l’assedio e scatenare un’ondata di innovazione e di crescita perché il fine deve diventare: creare valore condiviso.
L’antidoto è crescere. Per crescere servono uomini e imprese capaci di mobilizzare ogni risorsa, liberamente, nella consapevolezza della funzione sociale da loro svolta. Così si produce coesione sociale, elemento indispensabile subito dopo la competitività delle imprese, per la salute del sistema socio-economico.
È fondamentale che tutti i protagonisti della vita civile, politica e religiosa si adoperino con responsabilità, passione e tanto coraggio affinché si possa trovare una condivisione sulla necessità e sull’esistenza di un bene che possa essere considerato comune.
Ci sono tanti schiamazzi che vogliono solo confondere le coscienze, la gente è stanca di vivere nella rissa continua, gli appelli a concentrarsi sulla concretezza, sul fare quotidiano, sulla progettualità, sembrano cadere nel vuoto.
Dobbiamo sforzarci di pensare e agire per il bene comune cominciando dalla nostra famiglia, dalla nostra città, dalla nostra regione, insomma dal nostro territorio. In questo modo forse potremmo contrastare le conseguenze che la globalizzazione sta producendo creando notevoli squilibri ai sistemi economici e finanziari.
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