Ormai è ampiamente riconosciuto che lo stalking è una realtà insita nel sistema sociale, si va dagli abusi sulle donne, al bullismo, allo stalking occupazionale, al cyber stalking. Ma nonostante se ne parli in molte occasioni e vengano proposte varie iniziative, sembra che le incomprensioni, la scarsa divulgazione da parte di chi lavora in ambiti sociali e l’ignorare alcune iniziative già presenti sul territorio del nostro paese non diano la possibilità di rompere il muro del silenzio.
È ciò che ha voluto sottolineare la referente dell’associazione Codici, Maria Bovino, in riferimento alle parole e alle proposte avanzate dal consigliere Giancarlo D’Addabbo nel consiglio del 26 novembre scorso. In quell’occasione, il consigliere aveva sostenuto che il problema stalking “è una questione sociale e culturale” e ha sottolineato la necessità di “istituire centri antiviolenza che vanno oltre il consultorio familiare, promuovendoli, per esempio, nelle fasi finali della scuola primaria, quando si verificano i primi episodi di bullismo”.
Proprio in relazione a queste parole, Maria Bovino ha manifestato diversi dubbi: “Forse il consigliere D’Addabbo è un po’ distratto, considerando la presenza di manifesti in tutto il paese e di uno affisso all’entrata del Comune, tanto da non aver notato che il 16 novembre scorso c’è stata una conferenza stampa per inaugurare lo sportello psicolegale antistalking a Casamassima, conferenza che ha visto la presenza di illustri e preparatissimi relatori”, ha commentato ancora. Bovino ha confermato inoltre, che l’invito era stato consegnato al consigliere solo il giorno prima della conferenza, e lo stesso non ha potuto parteciparvi perché aveva impegni inderogabili, “ma è anche vero che il consigliere non si è premurato di inviare almeno un docente, pur avendo appreso tramite i dati allarmanti e le informazioni fornite da Codici che lo stalking riguarda varie forme di violenza, anche il bullismo, un tema quest’ultimo che dovrebbe essere affrontato sin dalle scuole primarie, in quanto rappresenta la percentuale maggiore” ha continuato la referente di Codici. La stessa ci ha fatto notare, inoltre, che in molte città vengono organizzati seminari con docenti e genitori, proprio per affrontare il tema del bullismo. Da noi invece gli insegnanti ritengono che le loro scuole siano esenti da questo problema. Tutto ciò fa piacere, ma l’informazione non basta mai. A Casamassima esiste già un’associazione che si occupa di stalking, attiva dal 16 novembre, che ha già raccolto il suo primo caso, nella privacy che ne deriva, trattandosi di uno sportello che affronta tematiche a 360°, non riguardanti solo le forme di violenza di cui sopra, ma i diritti dei cittadini e dei consumatori in toto, dalla sanità al commercio, ai rapporti internazionali, alla tutela dei minori, alla liberalizzazione dei servizi pubblici.
Ma Codici si propone di fornire dati più aggiornati rispetto a quelli forniti relativi al 2006 dallo stesso consigliere: un italiano su 5 è vittima di molestie insistenti, lo stalking colpisce donne e uomini indipendentemente dall’età, dall’estrazione sociale e dall’appartenenza etnica. L’Osservatorio nazionale sullo stalking (Ons) parla di un vero e proprio “allarme sociale”. Una ricerca condotta a livello nazionale su un campione di 9.600 persone dai 14 agli 80 anni ha rivelato che il 70% delle vittime è donna. Il persecutore è nel 55% dei casi un partner o un ex partner, nel 5% un famigliare, nel 15% un collega o un compagno di studi, e nel 25% un vicino di casa. Uno stalker su tre è recidivo: dopo la denuncia continua a perseguitare la vittima. E per chi subisce le molestie le conseguenze psico-relazionali sono gravi.
In Puglia il fenomeno è presente con una percentuale pari al 13%, ponendo la nostra regione al 7° posto tra le regioni italiane per i casi di stalking: certamente un dato negativo, preoccupante e da non sottovalutare. Senza contare poi i numerosi casi non denunciati, che hanno visto la stretta correlazione tra mancate denunce e maggior numero di omicidi, che negli ultimi 2 anni, sono stati 266.
Il centro di Codici offre una tutela legale sostenibile per chi vorrebbe denunciare e non ha la forza economica per farlo. Bisogna eliminare la cultura del pregiudizio, che tende ad alimentare le violenze “sommerse”.
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