Da oltre dieci giorni gli studenti della facoltà di Scienze politiche di Bari hanno deciso di dar via all’occupazione, dopo la notizia dell’aumento delle tasse, che non si è fermata nemmeno per la festa dei lavoratori del 1° Maggio.
La protesta è scattata in conseguenza alla proposta adottata dalla Commissione di bilancio dell’università, che ha proposto un aumento delle tasse per coprire un buco che nel 2010 è pari a
52.252.783,93 euro.
Il debito deriva, in parte, dai tagli previsti dalla legge 133/2008 (oltre 10 milioni di euro nel 2010) che a modo di vedere degli studenti inciderebbe in larga parte su spese fisse del personale (incrementi stipendiali arretrati) e trattamento in servizio dei docenti oltre i limiti della pensione.
LE PROPOSTE DEGLI STUDENTI - Dal canto loro, gli studenti propongono controlli sulle dichiarazioni dei redditi; no a professori ultrasettantenni, no a nuove assunzioni fino al 2012, riorganizzando i corsi di laurea e gli uffici; no agli sprechi di energia utilizzando le risorse rinnovabili montando dei pannelli solari sul terrazzo dell’ateneo (i costi di montaggio sono elevati ma il “guadagno” potrebbe essere in grado di coprire le spese); no agli sprechi di telefonia (l’università spende circa 1 milione di euro annui solo per chiamate) quando invece un semplice account skype farebbe risparmiare non poco.
LA PROTESTA, TRA FORUM E LABORATORI - L’occupazione, che sta ottenendo la solidarietà di più della metà del corpo docente, in Scienze politiche si sta svolgendo con laboratori, forum e lezioni a tema, consentendo a tutti la possibilità di informarsi.
La Facoltà di Lettere non è rimasta insensibile alla rivolta: da giovedì 29 aprile ha dato avvio ad un’assemblea generale di facoltà, con il blocco totale di tutte le aule e le lezioni quel giorno presenti, a cui sono intervenuti diversi professori e la preside di facoltà Grazia Distaso.
Obiettivo è quello di stipulare un documento firmato dalla preside, da presentare in Commissione di bilancio. In questi giorni i ragazzi del Collettivo, in solidarietà con la Facoltà di Scienze politiche e con la consapevolezza che le proposte avanzate riguardano l’università in generale, stanno decidendo le modalità di occupazione. In segno di protesta gli studenti svolgono lezioni fuori ai corridoi e assemblee quotidiane che non restano inosservate ma stanno coinvolgendo anche il personale competente in materia (membri della commissione di bilancio, delegati del neo-presidente regionale Vendola).

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