Martedì 10 Dicembre 2019
   
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Grossi disagi presso il centro per l’impiego

giorgio renzi

Giorgio Renzi svela i retroscena

Giorgio Renzi, 65 anni, dipendente formatore del Centro per l’impiego di Casamassima, ci ha contattati raccontandoci una storia che ha dell’incredibile e di cui i quotidiani tacciono.

“Stiamo affrontando da alcuni mesi dei problemi incredibili, quotidiani, fra mole di lavoro, incertezza lavorativa per il futuro e il mancato versamento degli ultimi stipendi, e questa situazione è comune a tutta la Regione Puglia per alcune centinaia di colleghi”.

Sono 238 i formatori in tutta la Puglia, a cui si aggiungono tutti gli altri dipendenti ordinari degli ex uffici di collocamento. I formatori vengono utilizzati da alcuni anni per il potenziamento dei servizi erogati dai Centri per l'impiego. A questi dal mese di febbraio non verrebbe versato lo stipendio spettante le proprie mansioni, in più sembrerebbe che in seno alla Regione ci siano state delle modifiche di convenzione tali da far risultare i formatori alle dipendenze di un nuovo ente, l’Arpal a partire dal 1° luglio prossimo, ma ad oggi, 26 giugno, non ci sarebbe stata ancora alcuna comunicazione.

“Al momento il centro per l’impiego di Casamassima non ha un Dirigente, il precedente ha un incarico a Noci, l’attuale opera ad Altamura e dialoga con noi tramite e-mail. Stiamo avendo problemi in tutto, in particolare per i tirocini formativi. Abbiamo un gruppo whatsApp fra noi 238 formatori di tutta la Puglia, prevalentemente uomini sui 60 anni che sostengono economicamente le proprie famiglie e che difficilmente potrebbero reinventarsi, lavorativamente parlando. Prima i nostri stipendi dipendevano da fondi europei che transitavano dalla regione Puglia, passando per l’Area metropolitana, oggi c’è un nuovo ente, l’Arpal. Non sappiamo ancora se dal 1° luglio ci assorbono o meno.

Il 30 maggio scorso abbiamo scioperato e manifestato sotto il palazzo della Regione. L’Assessore al ramo ci ha promesso una proroga fino a fine giugno e così è stato, ma ora siamo punto e a capo. In quell’occasione inoltre l’assessore invitò quanti di noi avevano raggiunto la quota 100 ad andare in pensione, questo ha significato per molti centri dell’impiego una riduzione drastica del personale, senza possibilità di nuove assunzioni, a fronte della mole di lavoro che abbiamo. Faccio l’esempio di Casamassima, che serve anche i territori di Adelfia e Valenzano, da quattro formatori sono rimasto totalmente solo a dovermi occupare di accoglienza, tirocini formativi, patti di servizio, incontro fra domanda e offerta, bilanci di competenza, le persone che percepiscono il Rei, reddito di inclusione sociale, e a breve ci scaricheranno anche il reddito di cittadinanza. Devo soddisfare le esigenze e risolvere i problemi di diverse decine di persone ogni giorno”.

Infine, Giorgio arriva al tasto più dolente: “E poi c’è il problema principale, dal mese di febbraio sino a inizi giugno non abbiamo percepito alcuno stipendio. Dopo tante manifestazioni e con l’aiuto dei sindacati abbiamo recuperato pochi giorni fa un paio di mensilità. Se ci sarà conferma dell’Arpal sono certo le cose peggioreranno. Non conosco perfettamente la questione, ma credo che sia terminata una certa convenzione per delle problematiche burocratiche. Ma per via di questi problemi, 238 famiglie rischiano. I sindacati ci parlano di una possibile proroga a dicembre 2019, ma non è che un rimandare il problema.

L’Assessore regionale quando ci ha prefigurato lo scenario lavorativo dopo il 31 dicembre 2019 ha fatto dipendere tale possibilità da una riduzione del numero di unità impiegabili nel settore, come condizione necessaria per l'individuazione delle relative risorse economiche. A me mancano due anni alla pensione e a moltissimi miei colleghi 3, 4 o 5 anni. Cosa mai ci potremmo inventare?”.

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