
Abbiamo voluto sentire un esperto, Mario Parise, geologo dell'Istituto di ricerca per la Protezione idrogeologica del CNR, sui rischi che corriamo nel perseverare in questa malsana abitudine di abbandonare rifiuti a cielo aperto.
Cosa comporta, per l'ambiente, l'abbandono di rifiuti in discariche a cielo aperto (abusive, naturalmente)?
A parte l’ovvio atto incivile da parte di chi abbandona rifiuti sul territorio, vi sono serie conseguenze per l’ambiente. I rifiuti abbandonati determinano vari tipi di inquinamento, a cominciare da quello visivo, di degrado del paesaggio, da non sottovalutare in aree a vocazione turistica, come il territorio pugliese. Ma, soprattutto, i rifiuti rilasciano sostanze inquinanti che contaminano terreni e suoli e che possono infiltrarsi rapidamente nel sottosuolo, specie se ci troviamo in ambienti carsici, vale a dire caratterizzati da presenza di roccia prevalentemente calcarea, con fratture e cavità all’interno delle quali le sostanze inquinanti possono essere trasportate.
Gli agenti atmosferici (pioggia, neve, raggi solari..) come influiscono?
I cosiddetti agenti esogeni (termine che appunto racchiude l’insieme delle azioni operate da acqua piovana, neve, vento ecc.) agiscono spargendo sul territorio i rifiuti, disgregandoli, e favorendone la diffusione nel suolo e l’infiltrazione nel sottosuolo. Proprio per tali motivi i siti dove si realizzano discariche controllate devono presentare una serie di caratteristiche che limitino tali effetti, e prevedere opere finalizzate alla raccolta dei liquidi derivanti dai rifiuti, per evitare che essi si disperdano nel sottosuolo e svolgano azioni inquinanti.
Quindi è a rischio anche il sottosuolo..
Assolutamente sì. Anzi, direi che gli effetti più devastanti riguardano proprio il sottosuolo. Ancora una volta, vanno ricordate in particolare le caratteristiche degli ambienti carsici (gran parte della regione Puglia è interessata da carsismo): poca acqua scorre in superficie, poiché essa tende a infiltrarsi rapidamente nel sottosuolo attraverso la rete di fratture, condotti e cavità carsiche presenti nella roccia. Con la stessa facilità con cui le acque penetrano nel sottosuolo, gli inquinanti seguono lo stesso percorso, andando a impattare negativamente l’ambiente naturale, sia epigeo (cioè, in superficie) che ipogeo (le grotte).
Gli speleologi, che frequentano costantemente l’ambiente sotterraneo, conoscono purtroppo molto bene il grave problema del nostro territorio, poiché in molte cavità e grotte pugliesi vengono a diretto contatto con rifiuti scaricati dall’alto, o con liquami e sostanze inquinanti che si sono infiltrate dalla superficie.

Quali sono i danni che l'incuria umana può provocare?
Si tratta di danni molto ingenti, ancor più aggravati dal fatto che in alcuni casi sono danni irreversibili. Ciò significa che il danno prodotto all’ambiente e alle risorse naturali non è recuperabile, o che le azioni di bonifica necessarie per ripristinare le originarie condizioni naturali sono estremamente costose, o addirittura impossibili da realizzare.
Ma bisogna capire che non solo le discariche abusive di grandi dimensioni producono danni all’ambiente. Anche gesti quotidiani, compiuti magari da nostri conoscenti o parenti provocano danni: mi riferisco all’abbandonare in campagna rifiuti, come vecchi elettrodomestici o materiale di risulta derivante da lavori privati. O, ancora, al gettare via batterie e pile scariche, che sono tra i prodotti maggiormente inquinanti, e che andrebbero raccolte sempre in maniera differenziata. Insomma, ciascuno di noi può fare molto, dando un contributo con i propri gesti e azioni quotidiane, e cercando di diffondere la cultura del rispetto dell’ambiente, che non significa altro che rispettare un bene comune, che appartiene a tutti noi, e che dovremmo cercare di proteggere e salvaguardare, per poterlo trasmettere ai nostri figli e alle generazioni che verranno.
L'acqua che berremo è a rischio? E perché?
Purtroppo sì, per i motivi a cui accennavo in precedenza. Sostanze inquinanti che penetrano nel sottosuolo raggiungono le falde acquifere, determinando la loro contaminazione e producendo una perdita nella qualità delle acque. Va poi sottolineato che a rischio non sono soltanto le falde utilizzate per l’approvvigionamento di acqua potabile, ma anche quelle più superficiali da cui si estrae acqua che va a irrigare campi, ortaggi e verdure che compriamo al mercato e di cui ci nutriamo.

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