
Casamassima pare assopita e non reagisce alla fiera del qualunquismo che ha colpito la cittadina negli ultimi anni, è quasi stordita dopo la caduta dell’amministrazione e non sembra che prospettive rosee siano dietro l’angolo per sorprenderci positivamente.
Casamassima non ha ancora ben chiaro quale sia la posizione di diritto che la donna dovrebbe rappresentare all’interno di una comunità: da sempre la sua figura rappresenta l’amorevole cura materna che dispensa all’interno della famiglia, frapponendosi tra i figli (inguaribili avventurieri) e il marito (buon padre di famiglia, a cui pure la legge fa riferimento) favorendo quell’equilibrio indispensabile per garantire la crescita e il progresso. Non solo della singola famiglia, ma pure della comunità nella quale si relaziona.
Ma Casamassima non brilla certo in fatto di valorizzazione della figura femminile (ricordiamo, in maniera quasi scontata, che nell’ultima amministrazione non figuravano donna in giunta, alias assessorati), e nemmeno ci pare abbia nelle sue mire alcuna azione per favorirne il coinvolgimento. O meglio: un flebile tentativo è stato avviato abortendo l’embrione (Commissione Pari opportunità, nda). Un danno, non c’è dubbio.
E il risultato è che domenica, mentre in gran parte delle piazze italiane le donne “sfileranno” mostrando il loro “orgoglio culturale” ricordando che non tutto quel che accade in certi palazzi è la regola, e che c’è un altro mondo, nel sottobosco lontano dalle cronache mondane, che pulsa producendo ogni giorno: che si tratti di casalinghe, come di operaie o manager. Ricorderanno che «non sono le questioni morali, o le vicende del premier a determinare l’esigenza di mobilitazione, ma i continui attacchi alla libertà della donna, alla sua condizione e ai suoi diritti; che rifiutano un modello culturale che vuole la donna e la sua bellezza come mero strumento di piacere e di mercato; che rivendicano il diritto assoluto di scegliere ed esprimere la propria sessualità, perché vogliono decidere del loro corpo e rifiutano le pressioni, i ricatti economici e affettivi, le operazioni seduttive di chi vorrebbe la vita di ogni donna, per sempre e soltanto, relegata “nell’innata funzione riproduttiva”; e per rivendicare il diritto di vivere consapevolmente e di partecipare alla vita politica, con ogni gesto e azione»; come si legge nel manifesto di Sel, a Casamassima non se ne ravvisa l’esigenza. “Purtroppo la cultura del nostro paese sta regredendo e propone alle giovani generazioni un modello di donna che può ambire a ricoprire ruoli diringenziali e raggiungere facili guadagni, offrendo il proprio corpo e la propria bellezza a chi detiene il potere”, commenta Mariella Forleo. E continua: “È arrivato il momento di tornare a difendere la nostra dignità, di lottare per il suo riconoscimento e di protestare con forza contro chi sta cercando di ridurre l’immagine della donna a merce di scambio. Per questo invito tutte le donne a unirsi in un movimento trasversale, che riesca a gridare il proprio disappunto e a scuotere le coscienze di tutta la società civile”.
Si fa fatica – aggiungiamo noi – in una comunità in cui i problemi veri – forse – non sfiorano nemmeno la dignità della donna, bensì del cittadino medio. Altro che “orgoglio culturale”.
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NON TUTTE LE DONNE DI CASAMASSIMA SI RICONOSCONO NELLA RAFFIGURAZIONE ELABORATA DAI PARTITI DELLA SINISTRA CHE VOGLIONO CONTRAPPORRE LE BRAVE DONNE DI FAMIGLIA ALLE FIGURE INGIUSTAMENTE MISTIFICATE COME LE PUTTANE O LE COSIDDETTE ESCORT. ALLE LORO MISTIFICAZIONI NOI COSI RISPONDIAMO.... NOI CON LE PUTTANE, VOI CON I PAPPONI!