
“Il Maximo” è l’olio extra vergine di oliva prodotto dalla Cooperativa "Frantoio sociale di Casamassima", nata nel 1958, che attualmente lo produce ottenendolo con olive provenienti dagli oliveti dei circa 220 soci della cooperativa, tutti di Casamassima. Questi oliveti si estendono per parecchie centinaia di ettari e producono le varietà dell’Ogliarola barese e della coratina. Nelle annate migliori si arriva a raccogliere circa 12mila quintali, ottenendo circa 2.160 quintali di olio venduto sull‘intero mercato nazionale.
Abbiamo chiesto al presidente della cooperativa, Pasquale Del Re, e al consigliere Leonardo Petruzzi di spiegarci perché Casamassima non ha un olio DOP. Come già avevamo detto, il nostro paese non può avere alcun marchio di garanzia sino a quando ricadrà nella zona ‘Murgia dei Trulli e delle Grotte’ che prevede l’uso esclusivo della Cima di Mola, varietà di olivo che manca dalle nostre terre da più di 25 anni.
Come mai Casamassima ricade nella zona sbagliata?
Quando negli anni Ottanta fu chiesto al Comune la varietà di oliva più presente nelle campagne casamassimesi, il Comune dichiarò di avere un’oliva di seconda scelta, la Cima di Mola appunto. Non solo non seppero dar valore al prodotto casamassimese che era qualitativamente più alto, ma non si resero conto di dare un’informazione sbagliata in quanto la Cima di Mola era oramai scomparsa. La zona dei trulli non produce un olio di prima scelta, infatti nessun paese da Mola a Locorotondo ha un olio DOP, ma al massimo un IGT.
Negli anni successivi avete mai sollecitato il Comune di rivedere la questione?
Si, più volte [il presidente, mostrandoci il documento, ci racconta che nel 2008 i quattro maggiori frantoi casamassimesi avevano inviato una lettera al Comune e all’Assessorato alle Politiche agricole chiedendo di sostenerli nella richiesta di variazione della sottozona di riferimento e passare quindi dall’area “Murgia dei trulli e delle grotte” alla zona “Bitonto”. Ma alla lettera non seguì mai alcuna risposta]. È fondamentale il sostegno a livello comunale, l’iter quello che porta al cambiamento della zona di riferimento è lunghissimo.
Se si guarda la cartografia presente sul sito www.oliodopterradibari.it si nota immediatamente come Casamassima per posizione geografica rientrerebbe più logicamente sotto Bitonto e non nella zona nella quale invece è stata erroneamente collocata: “Noi intanto stiamo regolarizzando tutti i processi di lavorazione al fine di esser già pronti al passaggio quando il Comune ci vorrà dare una mano. Il nostro frantoio usa da tempo i metodi di lavorazione del nord barese che producono un prodotto decisamente migliore per qualità e più aromatizzato”.

Il Frantoio sociale dal 2004, con un investimento di 200mila euro, si è dotato di un impianto semicontinuo con lavorazione a freddo, dismettendo completamente le presse non più a norma. Le olive vengono raccolte quasi esclusivamente a mano, trasportate in frantoio in cassette di plastica, soggiornano in olivaio qualche ora e sono pronte per l’oleificazione. A causa del lungo disciplinare che regolamenta la produzione dell’olio extra vergine il Frantoio sociale è in effetti l’unica realtà casamassimese che può avere la DOP: “Per noi sarebbe importante non solo per una questione di immagine, ma anche per il prezzo. L’olio DOP avrebbe una quotazione superiore a garanzia del prodotto stesso”.
Il presidente a nome dei soci si dichiara disposto a investire in un consorzio di tutela se il costo non fosse eccessivo, se i benefici fossero evidenti e sicuri e se davvero si lavorasse fianco a fianco per crescere: “occorre essere più cooperativisti, pensare meno a se stessi e più al prodotto e all’immagine del paese”.
Ritiene che la formula della cooperativa funzioni? Le sorti della Cantina sociale ci farebbero pensare il contrario..
La Cantina sociale non è fallita come molti credono. Esiste e funziona, ma si sta pensando di cambiarne la destinazione in deposito orto frutticolo, sicuramente più utile in paese. I soci stanno aspettando una nuova struttura al di fuori dell’area urbana. Purtroppo dagli anni Ottanta la coltura casamassimese è assai cambiata, c’è stato un passaggio di destinazione dei terreni dalle olive all’uva da tavola. Prima c’erano più varietà di olive sul suolo di Casamassima, ora sono rimaste l’Ogliarola e la Coratina e lo stesso vale per l’uva. L’uva da vino è quasi scomparsa lasciando una netta prevalenza di uva da tavola, tra l’altro proprietà di noiani e rutiglianesi. Solo per questo la Cantina sociale funziona meno.
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Commenti
Poi devi sapere una cosa che a casamassima siamo quasi tutti produttori e rivenditori di olio e quindi nonè ai casamassimesi che bisogna ffarlo conoscere ma altrove
E quelle che sono state dette in parte sono tutte chiacchiere