Martedì 22 Maggio 2012
   
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GRIFFE, OLTRE 20MILA ARTICOLI FALSIFICATI SEQUESTRATI

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Concorso in ricettazione di merce contraffatta e falsificazione dei marchi: con queste accuse, su disposizione del Gip del Tribunale di Bari, sono state eseguite, nella mattinata di oggi, quattro ordinanze di custodia cautelare (ai domiciliari), richieste dalla Procura del capoluogo barese. A eseguire i provvedimenti i militari della Compagnia della Guardia di Finanza di Monopoli.

I quattro soggetti sono:Alessandro Cirulli, detto Dino, 40 anni, residente a Bari (Japigia); Nicola Cirulli, 42 anni, residente a Casamassima; Giovanni Colucci, 43 anni, residente a Noci; Giuseppe Pupillo, 41 anni, residente a Bari (Loseto). Altre quattro persone, due napoletane e due baresi, sono indagate.

Un mercato parallelo di grandi marche (Hogan, Nike, Moncler, Blauer, Refrigewear, Walt Disney). Un’organizzazione capillare di compravendita di scarpe e abbigliamento griffati in grado di soddisfare qualsiasi tipo di esigenza: dal colore al modello dell’articolo, perfettamente imitato. Una contraffazione talmente curata nei dettagli che risulta davvero difficile, anche per gli esperti del settore, distinguere i capi sequestrati – oltre 20mila nel corso dell’indagine – da quelli originali.

L’inchiesta avviata due anni fa prende le mosse da un sequestro di abbigliamento contraffatto a Conversano. I soggetti coinvolti vengono sottoposti a intercettazione e attraverso le loro conversazioni i militari della Guardia di Finanza, coordinati dalla Procura di Bari, vengono a capo di un’organizzazione capillare di produzione, commercializzazione e vendita di scarpe e giubbini contraffatti.

L’indagine ha permesso di scoprire che i fratelli Nicola ed Alessando Cirulli risultavano essere fra i  maggiori fornitori dei rivenditori “al dettaglio” operanti a Bari e provincia. I due Cirulli, a loro volta, acquistavano la merce da due “grossisti” baresi specializzati: Giuseppe Pupillo per le scarpe Hogan e Nike, Giovanni Colucci per i giubbini Moncler, Blauer, Refrigewear. Questi ultimi, come in una sorta di piramide commerciale degna delle più grandi holding del settore, soprattutto dal mercato campano, dove l’arte della contraffazione è a livelli sofisticatissimi: qui vengono create vere e proprie società distributrici di articoli di moda che esistono solo sulla carta e che si servono di corrieri ufficiali che trasportano la merce contraffatta con bolle di accompagnamento in grado anche di eludere i controlli della  Guardia di Finanza. Il rifornimento dal mercato cinese, invece, da qualche tempo era stato emarginato dagli indagati baresi a causa dei continui sequestri che proprio la Procura di Bari aveva operato. A seguito di queste difficoltà di “importazione” della merce gli indagati avevano anche allestito laboratori per la produzione di capi di abbigliamento contraffatti. Per lo più, però, si trattava di applicazioni dei marchi e loghi falsi che venivano applicati sull’abbigliamento che arrivava dalla Campania.

Veri e propri esperti di vendita si sono rivelati gli indagati baresi, in grado di offrire alla propria clientela gli ultimi modelli e i colori alla moda delle varie marche. Operazioni commerciali a bassissimo rischio per gli organizzatori: poche rimanenze “in magazzino” (ovvero i box, seminterrati, appartamenti adibiti anche a veri e propri bazar per la vendita al dettaglio dove l’acquirente viene ricevuto quasi sempre per appuntamento) e ordinazioni al momento. Una catena di rifornimento che funzionava alla perfezione e che non subiva contraccolpi neppure quando l’azione sistematica e incisiva dei finanzieri portava a continui sequestri non solo della merce, ma anche delle autovetture.

I continui colpi inferti dalla Guardia di Finanza avevano, però, indotto gli organizzatori a rivedere le proprie strategie commerciali: auto e locali (da adibire all’attività illecita) venivano intestati a persone insospettabili, schede telefoniche venivano cambiate quotidianamente, ma anche l’acquisto e la vendita dei prodotti veniva effettuata attraverso un catalogo di foto confezionato ad hoc dai fornitori sia campani sia baresi.

Un mercato difficile da stroncare non solo per la capacità delinquenziale di chi vi opera a livelli di professionalità elevatissima, ma anche per l’enorme domanda di articoli con griffe false  che viene dai cittadini – di varia estrazione sociale – disposti ad alimentare tale mercato illecito, forse persino nella inconsapevolezza del grave danno prodotto a uno dei più fiorenti settori dell’economia nazionale. La crisi economica, poi, ha giocato a favore di chi fa di quest’attività illecita un business di inimmaginabili proporzioni.

La Procura di Bari – nel rispetto della legge che regola il settore e previo accordo con le società proprietarie legalmente dei suddetti marchi – sta vagliando la possibilità che gli oltre 20mila capi sequestrati (di ottima manifattura) non vengano distrutti ma, una volta privati del marchio contraffatto possano essere donati, attraverso istituzioni o associazioni, a persone indigenti.

Commenti 

 
#1 A.d. 2011-10-12 21:48
Finalmente qui a Cavallerizza garden ( i palazzi rosa entrando a Casamassima da via Bari) non se ne puo' piu' di questi farabutti che occupano case acquistate dal comune di Bari che ve li ha piazzati e rendono invivibile l' intero stabile... Dopo una condanna io gli toglierei la casa per darla a gente bisognosa ma meritevole. Tali soggetti, che vanno spesso in comune per chiedere un contributo, vivono in modo agiato pur senza reddito ufficiale (2-3 auto a testa piu' scooter per i figli). Vergogna! E' così evidente che delinquono ed ora, ai domiciliari, si ricomincia a spacciare merce taroccata... In galera devono stare e bisogna confiscare tutto quello che possiedono, ma che non possono giustificare (auto e moto comprese).
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