
È corsa al procacciamento di benzina e gasolio in queste ultime ore concitate, da quando i tir hanno cominciato a bloccare strade, autostrade e statali di mezza Italia, manifestando contro le manovre del governo. Da ieri bloccata la tangenziale di Bari, è quasi blocco totale anche a Casamassima, che ormai ha poche gocce di carburante in circolazione: molti hanno dichiarato lo svuotamento delle pompe. All’Auchan, un’oretta fa, la coda per rifornire i serbatoi cresceva di minuto in minuto, e i parcheggi del centro commerciale erano pressoché deserti.
Dai nostri lettori intanto arrivano aggiornamenti: il diesel è esaurito dalle ore 15.00.
Da ieri mattina gli automobilisti hanno preso d'assalto gli impianti per evitare di rimanere a secco. L'affluenza è proseguita per tutta la notte e, in assenza di forniture, molte stazioni hanno chiuso: sulla Statale 100 tutti gli impianti si sono fermati.
Scarseggiano anche i beni di prima necessità ed è sparito dai banconi il pesce.
Monitoreremo la situazione e nelle prossime ore vi terremo informati sugli sviluppi.
La lista completa delle aree di servizio di approvvigionamento è disponibile sui siti www.stradeanas.it e www.autostrade.it.
La causa della rivolta arriva dalla Sicilia con il “Movimento dei forconi”, avviato la settimana scorsa per lamentare le condizioni di precarietà e la lotta alla criminalità organizzata, che proprio da queste situazioni trae maggiori vantaggi.
Anche se le modalità di protesta possono non essere condivisibili, “resta il fatto che le ragioni sollevate in questi giorni dagli autotrasportatori sono sacrosante”. Così si è espressa la Cgia di Mestre che sottolinea: “Dall’inizio della crisi a oggi il costo del gasolio per autotrazione è aumentato del 54,4%, i pedaggi autostradali sono cresciuti del 16,7%, e l’inflazione ha seguito un aumento del tutto sommato contenuto: 5,2%. Ma il dato più preoccupante – fanno sapere ancora dalla Cgia – è legato al prezzo dell’assicurazione, che nell’ultimo anno è cresciuto del 40% circa”.
La denuncia della categoria registra un altro dramma: attualmente a un autotrasportatore che fa lunghe percorrenze viene corrisposta una tariffa pari a 1,20 euro/km. A questo importo si deve stornare il prezzo del carburante, 0,46 euro/km (da questo importo si è scorporata l’Iva ma non le accise che le imprese del settore possono recuperare solo sugli automezzi che superano le 7,5 tonnellate di peso): il guadagno lordo si attesta sugli 0,74 euro per chilometro. Da questi occorre sottrarre altri costi di gestione, come l’ammortamento del mezzo, l’assicurazione, il bollo, il cambio pneumatici, la manutenzione/riparazione e i pedaggi autostradali, e le imposte e i contributi vari. Conclusione: guadagno netto 0,15 euro per chilometro.
Naturalmente occorre tenere conto anche della concorrenza sleale dei colleghi dell’est, come sottolinea Giuseppe Bortolussi, segretario della Cgia: “Loro corrono mediamente con una tariffa pari a 0,80 euro/km, ma pagano 0,40 euro al litro circa in meno il carburante”. I tempi di pagamento si aggirano intorno ai 120 giorni.
Molta gente non è ancora al corrente di quel che sta realmente accadendo e nella confusione non sa a chi addebitare le responsabilità, in molti chiedono addirittura a Monti di ritirarsi.
Con l’embargo all’Iran anche da parte di tutti i paesi europei, oltre all’aut aut americano, la situazione potrebbe complicarsi.
Tutto ciò fa pensare che il petrolio deve essere assolutamente, e in tempi brevi e certi, sostituito. Ma il referendum del giugno scorso bocciava la programmazione energetica in Italia e ora il rischio è quello di non trovare più cibi in circolazione. A meno che non si ricorra alle vecchie abitudini di consumare prodotti locali. Ma i produttori di prodotti locali esistono ancora?
Se non sembra una guerra mondiale, qualcuno ci spieghi a cosa assomiglia il caos in cui siamo piombati.
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