
Era il 30 settembre 2010 e per le vie centralissime di Casamassima si consumava una vicenda delicatamente dolorosa, che inizialmente taciuta ha poi ottenuto risonanza nazionale. Ha fatto il giro d’Italia la notizia che un minore avesse subìto percosse ‘dal branco’ a causa della sua omosessualità: le cronache hanno raccontato qualunque cosa, ma l’identità del 17enne fu mantenuta volutamente segreta. Nemmeno una denuncia fu sporta contro ignoti. Alcuna traccia, se non una manifestazione in pubblica piazza per lamentare i diritti dei “diversi”. Un’espressione che, onestamente, perplime non poco.
Erano gli anni Settanta e le donne lottavano (ottenendo) per la parità di trattamento tra uomini e donne per quanto concerne l’accesso al lavoro, la formazione, la promozione professionale e le condizioni di lavoro.
Suona assai stridente che nel 2011 si debba discutere di parità tra generi, è un ossimoro intrinseco.
La società non è attenta ai cambiamenti; non lo è perché ciascuno è distratto da se stesso, pare congelato in un’atmosfera che non gli appartiene naturalmente e che qualcun altro (non si capisce bene chi) gli ha propinato e che deve indossare, come un sacco, come un abito stinto che mal si adatta all’incarnato e alle forme umane.
Ma nella rincorsa nel tempo/spazio della propria identità c’è chi, a 26 anni, folgorato da una passione tutt’altro che carnale, decide di rimettere in discussione le proprie scelte e stabilisce di lasciarsi accompagnare dall’anima in questo percorso/scoperta verso l’io meglio recondito, quello in bilico tra maschio e femmina, basculante tra lo yin e lo yang in una danza alternata di conflitti e connivenze. È il tripudio speculare delle identità nascoste, di quelle vite cosparse di convenzioni e di inettitudini secolari che si scontrano con la chiarezza delle forme. Ma stavolta la forma coincide con la sostanza e Viky Zizzo, fotografa barese, riesce a portare in scena una performance che si tinge di bianco e nero, due colori netti che realizzano la completezza.
Rebis, da res bina, cosa doppia, è il titolo della mostra che l’artista neofita propone al pubblico casamassimese, lo stesso che allora, a settembre, visse la notorietà tipica delle cronache marziane, e che in qualche modo segna un confine tra il mostrato e il sottaciuto, il provocato e il dichiarato. Un esperimento riuscito, ipotizziamo, foss’anche per l’età acerba della nuova amministrazione e i buoni propositi che vedono la discontinuità rispetto al passato come obiettivo principale.

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E' ora di finirla con questa mentalità da cavernicoli perchè siamo nel 2011 e la gente deve smetterla di discriminare chi (come loro definiscono) "DIVERSI" io sono gay e non mi sento diverso a nessuno, io addirittura a Turi ho subito dei danni sulla mia macchina, gente perfida che si è permessa di rigarmi il cofano anteriore incidendo la parola "GAY", questa cosa l'ho segnalata anche sul sito di Gay TV, queste discriminazioni devono cessare perchè chi ha dei problemi non sono gli omosessuali ma sono le persone che non vedono il mondo oltre il loro naso.
la saluto con un bel bacio (spero saffico)
quello che io personalmente penso/credo va al di là della recensione di un evento artistico e (nostro malgrado) anche cronachistico.
Scrivo di quel che è accaduto nello scorso we.
Fermo restando che la qualità può ritenersi di un livello abbastanza differente da un'accozzaglia kitch, chi scrive, per prima, si sente diversa, perchè sono diversa da lei, diversa da un uomo, diversa da un diversamente abile, diversa perchè unica.
L'essere umano è unico. La scienza forse giungerà a fornirci cloni di noi stessi, ma fino ad allora saremo noi nella nostra identità unica.
Il virgolettato va proprio in questa direzione, rendere spregiudicato un messaggio, che è proprio quello della riflessione su cosa sia veramente la diversità: colore della pelle? Omosessualità? Anzianità?
Il mio riferimento al nazionale era solo per comunicare che se qualche passo avanguardistico viene fatto pur in questo piccolo paese di provincia a sud della cultura, perchè non farlo emergere?
E immagino lei sappia quante creatività interessanti abbiamo a Casamassima.
Detto da una che si è riaffacciata solo da un anno e continua a scoprire cose che non immaginava.
Con tutto il rispetto per le idee di ciascuno.. mi dissocio dalle etichettature, ma la ringrazio per aver contribuito alla dialettica.
PS: ovviamente complimenti per il suo lavoro
le riprendo il passaggio chiave dell'articolo:
Alcuna traccia, se non una manifestazione in pubblica piazza per lamentare i diritti dei “diversi”. Un’espressione che, onestamente, perplime non poco.
Erano gli anni Settanta e le donne lottavano (ottenendo) per la parità di trattamento tra uomini e donne per quanto concerne l’accesso al lavoro, la formazione, la promozione professionale e le condizioni di lavoro.
Suona assai stridente che nel 2011 si debba discutere di parità tra generi, è un ossimoro intrinseco.
Un passaggio determinante, evidentemente.
Ho scritto della mostra anche su un giornale nazionale, giusto per dare merito a certe sensibilità.
Tragga le sue conclusioni.