Una targa per ricordare il ‘figlio adottivo’ Hrand Nazariantz. E’ quella che il sindaco Mimmo Birardi e il consigliere comunale e coordinatore del movimento culturale ‘Rete sud’, Gianfranco Laricchia, hanno scoperto mercoledì scorso, in piazza Aldo Moro, proprio accanto al portone principale del palazzo municipale.
Ad affiancare i due rappresentanti delle istituzioni, tra gli altri, anche il console della Repubblica di Armenia in Italia, Pietro Kuciukian, appositamente arrivato da Milano per l’occasione, rappresentanti del mondo politico e culturale armeno, ma anche autorità locali come il comandante della locale caserma dei Carabinieri, Rocco Colacicco, e quello della Polizia municipale, Giuseppe Ivano Eramo.
La giornata, promossa con il patrocinio della repubblica di Armenia, al fine di ricordare il poeta dello stato eurasiatico al quale è stata conferita la cittadinanza onoraria alla memoria del nostro paese, è poi proseguita nel borgo antico, in via Farini, dove è stato deposto un fascio di fiori all’ingresso di quella che agli inizi degli anni Sessanta è stata la casa di Nazariantz. L’appuntamento si è poi concluso con un incontro-dibattito, dedicato al poeta armeno che sfiorò la consegna del premio Nobel in letteratura nel 1953 (poi assegnato a Winston Churchill), andato in scena nei locali dell’ex pretura. “Nazariantz – ha spiegato a tal proposito Elio Greco, che conobbe lo scrittore armeno qualche decennio fa a Bari – negli anni Cinquanta frequentava il caffe letterario ‘Del Sottano’, in via Putignani. In quegli anni era un serio candidato al premio Nobel – ha proseguito Greco – ma poi il riconoscimento fu dato a Churchill non perché a Nazariantz mancassero i consensi, tutt’altro, ma perché invece vi fu una decisa presa di posizione sostenuta dalla Turchia”.
Nel corso della manifestazione, infine, il console armeno, Pietro Kuciukian, ha portato anche il saluto dell’ambasciatore del suo paese, Rouben Karapetian.
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« Lo Stato italiano è stato una dittatura feroce che ha messo a ferro e fuoco l'Italia meridionale e le isole,squartando, fucilando, seppellendo vivi i contadini poveri che scrittori salariati tentarono d'infamare col marchio di briganti. »
(Antonio Gramsci)
In effetti il messaggio n° 15 sembra essere stato scritto da me e per errore ho inserito "mmm" nella firma. Chiedo scusa.
Spero di esprimere il mio pensiero originario.
Pongo alla vostra attenzione le parole di Antonio Gramsci pubblicate da mmm.
La cultura è fondamentale, prioritaria. La memoria è indispensabile. Noi del sud l'abbiamo persa.... Credetemi l'abbiamo persa a causa della politica mistificatrice e propagandistica a favore dei Savoia e a danno del Sud.
La cultura, anche se apparentemente lontana, insegna, redarguisce, spinge alla riflessione. Invito i casamassimesi a cambiare atteggiamento nei confronti della cultura. Magari su una targa ci sarà qualche nome di troppo, magari è costata un po' troppo, ma tra noi e gli armeni ci sono molti più punti in comune di quanto immaginate. Noi del sud siamo un popolo senza storia, o meglio un popolo che ha dimenticato la sua storia, impariamo dagli armeni, iniziamo a ricordare.
Vorrei sapere di più sul villaggio Arax e la sua stoia, atto di donazione e statoattuale spartita in varie recinzioni; Luogo della memoria anche per i Baresi e Pugliesi che sappiano valorizare con attuale repubblica d'armenia come luogo di scambio socio culturale permanente e non lottizzazioni;
Qui ( ad Atene ) il nostro governo favorisce i molti invece dei pochi: e per questo
viene chiamata democrazia.
Lì a Casamassima non fate così.
Le leggi qui assicurano una giustizia eguale per tutti nelle loro
dispute private, ma noi non ignoriamo mai i meriti dell’eccellenza.
Quando un cittadino si distingue, allora esso sarà, a preferenza di
altri,chiamato a servire lo Stato, ma non come un atto di privilegio, come una
ricompensa al merito, e la povertà non costituisce un impedimento.
Lì a Casamassima non fate così.
La libertà di cui godiamo si estende anche alla vita quotidiana; noi non
siamo sospettosi l’uno dell’altro e non infastidiamo mai il nostro
prossimo se al nostro prossimo piace vivere a modo suo.
Noi siamo liberi, liberi di vivere proprio come ci piace e tuttavia
siamo sempre pronti a fronteggiare qualsiasi pericolo.
Un cittadino ateniese non trascura i pubblici affari quando attende alle
proprie faccende private, ma soprattutto non si occupa dei pubblici
affari per risolvere le sue questioni private.
Lì a Casamassima non fate così.
Ci è stato insegnato di rispettare i magistrati, e ci è stato insegnato
anche di rispettare le leggi e di non dimenticare mai che dobbiamo
proteggere coloro che ricevono offesa.
E ci è stato anche insegnato di rispettare quelle leggi non scritte che
risiedono nell’universale sentimento di ciò che è giusto e di ciò che è
buon senso.
Lì a Casamassima non fate così.
Un uomo che non si interessa allo Stato noi non lo consideriamo innocuo,
ma inutile; e benché in pochi siano in grado di dare vita ad una
politica, beh tutti qui ad Atene siamo in grado di giudicarla.
Noi non consideriamo la discussione come un ostacolo sulla via della
democrazia.
Noi crediamo che la felicità sia il frutto della libertà, ma la libertà
sia solo il frutto del valore.
Insomma, io proclamo che Atene è la scuola dell’Ellade e che ogni
ateniese cresce sviluppando in sé una felice versatilità, la fiducia in se stesso,
la prontezza a fronteggiare qualsiasi situazione ed è per questo che la
nostra città è aperta al mondo e noi non cacciamo mai uno straniero.
Lì a Casamassima non fate così.
Chiaramente Nazariantz non c'entra.
(Antonio Gramsci)