Mercoledì 23 Maggio 2012
   
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POLEMICHE SUI FINANZIAMENTI PUBBLICI ALLA LUM

lum lello degennaro

Non è piaciuta nemmeno un po’ la mira espansionistica dell’università casamassimese Lum della famiglia Degennaro agli atenei pubblici, e così hanno dichiarato guerra al nuovo insediamento tranese.

Dopo la conferenza stampa di presentazione della nuova sede di Trani di qualche giorno fa non sono mancate le repliche agguerrite dei rettori pugliesi, ma pure della politica e soprattutto degli studenti che hanno scelto l’università pubblica. Il rospo che proprio non è stato ingoiato sarebbe il contributo pubblico di cui ha goduto la Lum.

«Non mi sembra il caso di aprire una nuova sede universitaria in un momento in cui si va nella direzione opposta del ridimensionamento – commenta l’assessore regionale al ramo, Alba Sasso – e poi si tratta di una questione della quale non eravamo stati informati».
La nuova sede infatti ha goduto del beneplacito della Provincia della Bat, il cui presidente, Francesco Ventola, nei giorni scorsi aveva firmato il protocollo d’intesa con il presidente del Consiglio di amministrazione dell’ateneo privato, Emanuele Degennaro. Per il primo anno accademico, in realtà, la nuova sede dovrebbe funzionare come istituto di tutoraggio – come le altre sedi di Poggiardo, Pomezia e Francavilla al mare – per poi diventare università con i primi corsi in Economia e in Giurisprudenza (le due facoltà attive a Casamassima).

C’è da aggiungere che – però – il progetto non ha ancora ricevuto alcun parere dal Curc, il comitato universitario regionale di coordinamento nel quale rientrano il presidente della giunta regionale, i rettori e i rappresentanti degli studenti pugliesi. La situazione non è affatto favorevole.

Il rischio è che questa ‘libera iniziativa’ possa restare una nuova cattedrale nel deserto (considerato anche il fatto che la sede di Casamassima sarebbe diventata anche poco capiente per l’affluenza degli studenti e che da anni si prevede un trasferimento a nuova sede che non è mai avvenuto).
«Chiederò al senato accademico del mio ateneo di rifiutare tutte le eventuali future domande che ci arriveranno dai nostri docenti per andare a svolgere lezioni in quella sede», avrebbe annunciato il rettore di Foggia, Giuliano Volpe. Mentre il rappresentante degli studenti (all’interno del Curc), Giuseppe Belvedere, avrebbe dichiarato: «Più che l’Università della Bat mi sembra un nuovo giocattolo nelle mani dei politicanti», e continua: «E pensare - aggiunge - che l’unico aspetto della Gelmini che metteva tutti d’accordo era lo stop alla proliferazione delle università sotto casa».

Il contributo pubblico sarebbero i 500mila euro di borse di studio per studenti meritevoli o in difficoltà economica che Ventola avrebbe impegnato a favore della Lum, che dal canto suo avrebbe avviato la sede a proprio carico.

Commenti 

 
#6 Lilù 2012-02-07 14:39
Ma andate alla statale!!! secondo me, questi lì non reggono nemmeno una settimana!!!hahahaha ma avete mai visto i programmi????? Sono una sintesi della sintesi della sintesi dei testi universitari.
Madòòòòò ce schif!
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#5 Vatt a kulk 2012-02-07 13:58
La svendita della sanità pubblica come della scuola è specialità del centro sinistra italiano, che a livello europeo si è accaparrato e sta accaparrando cifre da capogiro. Questo perchè la gente deve curarsi e deve spendere i suoi soldi. Non tutto viene rimborsato dal SSN. E poi queste famigerate illustri università private, dove sono? Quella che abbiamo qui è sotto gli occhi di tutti...Lei fa lo stesso ragionamento di monti sulle università. Ora chi si è laureato alla bocconi conterà di più di chi si è laureato a Bari. E' questa è una grandissima p*******
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#4 Vito CASSANO 2012-02-07 09:53
Beh! Marco spero che in coerenza con quanto dici ti mobiliterai contro l’attribuzione di quei 500 mila euro statali ad una università privata. Ho idea invece, che la questione sia più complessa e per semplificare la paragono a quanto succede nella sanità. Infatti sono quasi inesistenti le cliniche private che ricoverano solo a pagamento dei privati, quasi tutte godono della convenzione con il SSN che provvede al rimborso (in tutto o in parte) delle spese di ricovero e/o prestazioni calcolato in base ai tariffari nazionali. La “libera” scelta del cittadino per garantirsi un bene pubblico (la salute) è soddisfatta, quindi da strutture pubbliche o private. In parallelo, il diritto all’istruzione è o no un bene pubblico? Se si, come io credo, è un bene che venga soddisfatto da scuole, università, ecc. pubbliche e private che si sfidino sul piano della qualità formativa mettendo loro a disposizione parità di condizioni e risorse. In sostanza, se una università, pubblica o privata che sia, sforna medici di qualità eccellente, quale deve essere il criterio per sostenerla il fatto che sia pubblica o quello che produce l’eccellenza? Quali sono gli indicatori che devono sottendere la decisione di indirizzare le risorse verso l’una o l’altra università? Come individuiamo il decisore? Pur consapevole di suscitare le ire di vatt a Kulk ho voluto postare queste mie idee per partecipare con la modestia del granello di sabbia del deserto (e non certo con i rischi corsi da Luigi Barbieri) a quello che qualcuno già definisce il neo risorgimento italiano.
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#3 Marco 2012-02-06 20:52
Scuola privata significa non rompere i C....... allo Stato e mantenersi con le rette degli studenti con la puzza sotto al naso (o ciuchini)
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#2 freeTIME 2012-02-05 14:16
il punto è: si danno i soldi alle università private e TUTTI I TIPI DI ISTITUTI PUBBLICI vengono fatti MORIRE
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#1 LAUREATA STATALE 2012-02-04 17:28
Quant'è che costa la retta di iscrizione? moltiplicato tutti gli iscritti, quanto fa all'anno??? ma le borse di studio devono essere pagate da noi!? E perchè questi RAGAZZI ISCRITTI ALLA LUM, non si iscrivono ALL'UNIVERSITA' STATALE??? SAREBBE DIFFICOLTOSO PER LORO SOPRAVVIVERE LI MI SA???! figli belli!
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