Ayala alla Lum: «Non c’è niente di peggio che erogare il diritto come un favore»
Venerdì il giudice Giuseppe Ayala ha incontrato gli studenti in incontro di orientamento formativo promosso dall’Università Lum Jean Monnet di Casamassima, durante il quale ha ripercorso le tappe storiche del pool antimafia: dalla sua “quasi per caso” costituzione sino al boicottaggio dello Stato.
Con l’occasione ha presentato il suo libro Chi ha paura muore ogni giorno. I miei anni con Falcone e Borsellino (Mondadori, p. 200, € 17,50), nel quale racconta i suoi "dieci anni di convivenza" con i giudici che hanno scritto la storia del primo maxiprocesso alla mafia.
LA SVOLTA DEL POOL - Il pm afferma: "il pool antimafia è nato casualmente, ma ha segnato la svolta. Fino agli anni Settanta si dubitava ancora che esistesse la mafia". E difatti, proprio in quegli anni la mafia comincia ad ammazzare le persone scomode, fino a scatenare la guerra tra cosche che videro l’assalto dei corleonesi ai palazzi palermitani. Il dato è sconcertante: tra il 1981 e il 1983 si registrarono trecento omicidi l’anno. Fu l’esplosione della violenza e dell’odio: caddero anche Carlo Alberto Dalla Chiesa, Piersanti Mattarella e Rocco Chinnici, il padre del pool.
"Lo Stato aveva deciso di fermare sé stesso
"
Ayala poi legge: «Comincia a farsi strada faticosamente la consapevolezza che la regolamentazione delle funzioni e della stessa carriera dei magistrati del pubblico ministero non può più essere identica a quella dei magistrati giudicanti, diverse essendo le funzioni e, quindi, le attitudini, l’habitus mentale, le capacità professionali richieste per l’espletamento di compiti così diversi... su questa direttrice bisogna muoversi... Disconoscere le specificità delle funzioni requirenti rispetto a quelle giudicanti, nell’antistorico tentativo di continuare a considerare la magistratura unitariamente, equivale paradossalmente a garantire meno la stessa indipendenza ed autonomia della magistratura", riferendo un pensiero che Giovanni Falcone aveva messo nero su bianco e ricordando quanti appunti dello stesso Falcone siano andati perduti, mai trovati.
– Viene quasi da pensare che la velocità d’intervento non sia talvolta foriera di successi –
IL DIRITTO E L'ONESTA' - Ayala ricorda agli studenti quanto importante sia manifestarsi inattaccabili dal punto di vista del diritto, dell’onestà e della trasparenza: "Non c’è niente di peggio che erogare il diritto come un favore", riferendosi alle istituzioni. Sottolinea anche che oltre alla grande capacità professionale, Falcone e Borsellino erano persone speciali: "Noi non eravamo né eroi né superman. Ci vuole gente seria e determinata per battere la mafia".
E noi, leggendo il libro, non possiamo evitare di fare una lunga riflessione su quella scelta del Csm a proposito di Falcone all’indomani del rientro a Firenze di Antonino Caponnetto: "Accentrare il tutto su figure emblematiche, pur nobilissime, è di certo fuorviante e pericoloso... Si trasmoda nel mito, si postula una infungibilità che non risponde al reale, mortifica l’ordine giudiziario nel suo complesso ed espone a gravissimi rischi soggettivi e oggettivi chi vi indulga" e che risulta essere in netta antitesi con quanto solo un anno prima aveva coinvolto Borsellino.
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