Mercoledì 24 Aprile 2019
   
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Dalle origini al progetto di manutenzione straordinaria e conservazione

Madonna del Soccorso

L’affresco della Madonna del Soccorso nella Chiesa di Santa Lucia

Dal crocifisso di Adolfo Rollo alla Madonna con Bambino di Stefano Da Putignano agli affreschi di Armenise, che si tratti di un quadro o di una scultura, Casamassima possiede varie e tante opere d’arte.

Oggi parliamo dell’affresco della Madonna del Soccorso, o Madonna della Neve, custodito nella chiesa di Santa Maria del Soccorso sita in via Acquaviva. L’affresco giace a destra dentro l’omonima chiesetta a tre navate sulla lesena di un pilastro. La Madonna del Soccorso è raffigurata con il volto leggermente inclinato verso sinistra. Il manto, che copre il capo nimbato, è azzurro. Mentre, la veste è di colore rosso con decorazioni sul collo. Nella mano destra, la Madonna regge un globo. Con la sinistra, sorregge invece il Bambino che è raffigurato nudo, ed ha in mano un uccellino simbolo della passione.

L’affresco risale al XV-XVI secolo. Faceva parte di un intero ciclo di affreschi, oggi ormai ridotti a brandelli, che ricoprivano la conca absidale e gran parte della navata destra. Il dipinto della Madonna del Soccorso, pur essendo il più integro del ciclo di affreschi, risulta degradato.

La chiesa resta chiusa la maggior parte dell’anno, ad esclusione del 13 dicembre in onore della festività di Santa Lucia, quindi nell’ambiente manca un’adeguata areazione, e ciò ha determinato la presenza costante di umidità, che è all’origine delle cause di rigonfiamento e di distacco di alcune zone della superficie affrescata. Inoltre, fino ad un anno fa, la chiesa versava in uno stato di semiabbandono. Periodo durante il quale si sono manifestati gravi episodi di infiltrazioni di acque meteoriche dalle coperture, che hanno accelerato il processo di degrado della totalità dei dipinti, e in particolare dell’affresco della Madonna.

Recentemente, è stata ripristinata la copertura. In occasione della Festa di Santa Lucia, la chiesetta si è mostrata ai fedeli nella sua nuova veste, certamente più calda e accogliente. Infatti, come raccontarono già qualche mese fa le colonne della Voce Del Paese, a completamento di un lungo iter che si era interrotto da tempo, sono partiti il 29 ottobre i lavori di ristrutturazione e di impermeabilizzazione del tetto. A seguire gli interventi, da quando è avvenuta l'apertura del cantiere, è stata Anna Maria Latrofa in quanto proprio lei ha portato a compimento il percorso che ha permesso di avviare gli aggiustamenti sull’edificio.

Ricordiamo che, nel 2012, il responsabile del servizio tecnico comunale, l'architetto Donato Capacchione, firmò una determinazione che impegnava un importo di 25.300 euro destinati alla realizzazione di lavori urgenti di manutenzione ordinaria della chiesetta di Santa Lucia. Due anni dopo, a maggio del 2014, avvenne l'aggiudicazione definitiva dei lavori, che però di fatto non ebbero mai inizio. L’assessore ai lavori pubblici ha raccolto l’indirizzo dell'amministrazione tutta di restituire decoro ad un immobile al quale i casamassimesi sono profondamente legati per storia, valore artistico-architettonico e tradizione. Le opere realizzate sono state programmate di concerto tra l'ufficio tecnico comunale e la Sovrintendenza di Bari.

Ultimati, in soli 40 giorni, i lavori di ristrutturazione e impermeabilizzazione del tetto, per cui il Comune di Casamassima ha stanziato la somma complessiva di 25000 euro, è stata smantellata l’impalcatura che ha permesso agli operai di lavorare in sicurezza, il tutto sempre sotto l’attento controllo dell’assessore Annamaria Latrofa. E’ stata riaperta una finestrella situata nell’abside che, sebbene limitatamente, favorisce la circolazione dell’aria.

L’Archeclub d’Italia sede di Casamassima, attivo sul territorio locale con la finalità di tutelare il patrimonio artistico, fortemente preoccupato per la sorte degli affreschi presenti nella chiesa di Santa Maria del Soccorso, minacciati dall’umidità, il 5 novembre 2014 denunciò la maldestra chiusura ermetica della finestrella dell’abside e di quella ad occhio posta sulla porta d’ingresso principale all’Ufficio Tecnico del Comune di Casamassima e al commissario straordinario prefettizio, il dottor Alfonso Magnatta, i quali però non intervennero non riconoscendo la paternità del bene.

Successivamente, sempre l’Archeoclub segnalò alla Soprintendenza per i Beni Storici, Artistici ed Etnoantropologici della Puglia un intervento altrettanto maldestro di consolidamento e stuccatura degli intonaci contenenti affreschi del XIV secolo, effettuato con malta cementizia in netto contrasto con le più elementari regole del restauro affreschi. L’Archeoclub invitava perciò la Soprintendenza a prendere visione dello stato dei luoghi, ad individuare il responsabile di tale scempio, ed eventualmente incaricare un restauratore qualificato ad eseguire il consolidamento.

Le manomissioni furono constatate da un funzionario della Soprintendenza che, a seguito della segnalazione pervenuta dalla sezione dell’Archeclub di Casamassima, svolse un sopralluogo. In realtà, così come veniva riferito dal presidente dell’Archeoclub, Angelo Campanella, il funzionario notò sulle pareti interessate dalla presenza di dipinti murali ulteriori recenti risarciture, realizzate appunto con malta a base cementizia, che debordavano anche sugli affreschi. Nella relazione redatta dal funzionario si leggeva che, dal 19 febbraio 2007, data di un precedente sopralluogo a cura della Soprintendenza, la situazione risultava ulteriormente aggravata a causa del posizionamento di due vetrate con chiusura ermetica collocate a barriera del rosone in facciata e della feritoia dell’abside. La Soprintendenza esortava dunque gli enti in indirizzo, ovvero: il parroco della Chiesa di Santa Maria del Soccorso, o Santa Lucia; il direttore dell’Ufficio Amministrativo Diocesano della Curia Arcivescovile di Bari-Bitonto; il sindaco del Comune di Casamassima; l’Archeoclub; la Soprintendenza BAP per le province di Bari-Bat-Foggia, giacché il proprietario della chiesa basiliana era ancora sconosciuto, a fornire immediatamente notizie in merito agli interventi non autorizzati, e a mettere in atto, previa trasmissione di progetto redatto da professionisti in possesso dei requisiti previsti dalla legge, quanto necessario alla rimozione delle risarciture in malta cementizia e alla riapertura della prese d’aria anche con vetri apribili.

Lo scorso ottobre, l’Archeoclub ha interpellato la ditta di restauro di opere d’arte di Felicia La Viola. L’ipotesi di restauro di tipo conservativo avanzata dall’impresa prevede di effettuare il consolidamento della pellicola pittorica nebulizzando sulla superficie una resina acrilica in soluzione acquosa, seguito dalla garzatura delle superfici pittoriche in fase di distacco mediante l’applicazione di velatino di garza fissato con resina acrilica in soluzione solvente acetone. Questo per consentire di lavorare in sicurezza, ed evitare la caduta accidentale di frammenti decoesi. Le sacche e i vuoti, individuati attraverso cauta percussione manuale, dovranno essere liberati meccanicamente tramite bisturi e soffietti dal materiale pulverulento presente all’interno. In questo modo, attraverso micro perforazioni, è possibile iniettare una malta premiscelata per intonaci che colma i vuoti, e ripristina l’adesione tra lo stato d’intonaco dipinto ed il supporto. Nei vuoti più superficiali e nelle fessure viene iniettata invece la resina acrilica Acril 33 al 10%, in soluzione acquosa. Si può procedere allora alla rimozione del velatino di garza mediante nebulizzazione di solvente acetone, bisturi e spatole.

Contestualmente alle operazioni di consolidamento, potrebbe rendersi necessario eseguire delle stuccature/sigillature delle lesioni/fessurazioni formatesi inseguito ai distacchi dal supporto. In tal caso, si ricorre all’uso di una malta, a base di calce idraulica ed inerti adeguati per colore e granulometria. Lo stesso criterio è utile a rinforzare e riproporre il lacertino perimetrale, e consentire una maggiore conservazione dei lembi dell’affresco, soprattutto quelli più in basso che si trovano ad altezza d’uomo. Dopo le fasi di intervento prettamente conservativo, la superficie è sottoposta ad un lavaggio con acqua demineralizzata. Qualora occorrono alcuni ritocchi di acquerello al fine di riequilibrare cromaticamente il dipinto, e mimetizzare i veli di sali presenti su alcune parti della superficie pittorica, detta operazione è concordata con la Soprintendenza. Conclude il lavoro la protezione della superficie pittorica grazie all’applicazione di un film a base di resina acrilica in soluzione a bassa concentrazione. Dal momento che l’Amministrazione Comunale ha preso la Chiesa di Santa Lucia sotto la sua ala e le sue amorevoli cure, ci auspichiamo che anche a questo progetto veda presto la luce.

Francesca Valentino

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