
L’obiettivo del programma estivo “Guazzabuglio di fine estate” promosso dall’amministrazione comunale e dai servizi socio-culturali, coinvolgendo anche le numerose associazioni di volontariato presenti sul territorio, è stato proporre a ragazzi e bambini attività ludico-ricreative di educazione e socializzazione, realizzando interventi che aiutino a contrastare fenomeni di marginalità e disagio minorile.
Un progetto interessante è stato il laboratorio manuale per la costruzione di teatrini e burattini, promosso dal Gruppo Donne ACLI. Abbiamo parlato del progetto con Arianna Zizzo, Anna Del Vecchio e Patrizia Gaudiano.
Come è nata l’idea di un laboratorio manuale?
Il progetto ArteGiocando è nato proprio per riportare i bambini alla manualità e ai giochi di una volta. Riteniamo che per i bambini il modo migliore di esprimersi sia proprio lavorare con le mani, cosa che in casa non riescono più a fare, spesso perché non si ha tempo per seguirli o non si hanno gli ambienti adatti. Noi abbiamo proposto tutto quello che può scatenare la loro fantasia, dalla pasta di sale alle perline, dai burattini al disegno in tutte le sue sfumature.
Pensate che ci sia bisogno di far riscoprire la manualità in un mondo sempre più tecnologico?
Attualmente i bambini sono troppo tecnologici, a volte anche più degli adulti. È importante che riscoprano una loro dimensione e che ritornino a pensare come bambini. A loro sono piaciute le attività proposte, hanno avuto la possibilità di sfogarsi e mettere in moto la fantasia per creare e realizzare autonomamente oggetti nuovi, di cui non si erano mai occupati. Hanno creato e improvvisato, invece che seguire un percorso prestabilito come accade con i videogiochi.
Cosa avete voluto dare ai bambini?
Abbiamo voluto lanciare dei messaggi, far capire che nelle cose che si fanno c’è uno scopo, che il bene vince sul male e che ogni azione ha delle conseguenze. Li abbiamo coinvolti, facendo loro creare e mettere in scena delle storie con i personaggi che avevano realizzato e loro hanno risposto raccontando il loro mondo, quello che vorrebbero diventare. In questo modo ognuno si è sentito protagonista della sua storia.
Come hanno risposto?
Molto bene. Inizialmente ha fatto molto la curiosità, poi si sono interessati e sono ritornati in tutti gli appuntamenti, fino ad avere sessanta bambini per volta. Tutti si sono sentiti entusiasti e realizzati, dimostrando anche molta collaborazione fra loro, senza rivalità o competizioni. I bambini inizialmente un po’ più timidi hanno finito per farsi coinvolgere e anche i genitori sono stati molto contenti. Soprattutto per loro è stato un momento di condivisione, un momento in cui mamma e papà erano insieme per i bambini e per nient’altro.
Siete pronte a ripetere l’esperienza?
È stata un’esperienza molto bella, sicuramente la riproporremo e ci impegneremo per migliorarla. Il nostro obiettivo è realizzare un paese a misura di bambino, creare un luogo di aggregazione dove i bimbi possano essere riportati alle arti manuali e il successo del progetto ci ha dimostrato che abbiamo intrapreso la strada giusta.
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