
Uno dei motivi d’orgoglio del passato casamassimese se ne va nel giorno del giudizio. Se il governo sopravvive al terremoto finiano, questo luogo, il Teatro Augusto, crolla con quei pochi resti che ancora (visivamente) ricordavano ai cittadini che avevano avuto un luogo di produzione e condivisione culturale. Sorgeva nel 1938, quando il barone Vincenzo de Ruggero lo istituì quale luogo di aggregazione intitolandolo Cinema Impero; prima di lui il cavalier Donato Amenduni aveva inaugurato nel 1916 il cinematografo “Oberdan”, nel borgo antico, conosciuto come “u tiatr’ vecchie” (il teatro vecchio) che proponeva recite e spettacoli dal vivo e film muti, solo nei giorni festivi. Quest’ultimo era collocato all’incrocio di v. Scesciola con via Santa Chiara. I cittadini ricorderanno il fervore culturale (e turistico) che negli anni di splendore il cinema-teatro aveva prodotto sul territorio. Chi scrive ricorda perfettamente gli abbonamenti alle stagioni cospicue di presenze di spicco e di tutto rispetto; non solo drammaturgia locale, ma anche testi impegnati e liriche di livelli che oggi potremmo solo immaginare a distanza.
Questo luogo era una specie di mito per i ragazzini adolescenti (parliamo di trent’anni fa) che passeggiando la domenica “sul corso” passavano sotto la locandina in piazza che annunciava la programmazione: era un modo per tentare il corteggiamento, o un momento da trascorrere con gli amici “a piedi” (contribuendo alla permanenza sul territorio e includendo un gran numero di giovani).
Poi è arrivato Vito Pietro Castellano, con la sua idea rivoluzionaria di portare il teatro nelle vite dei cittadini “comuni” che parlavano solo il vernacolo, e ha dato vita a una fervente attività di aggregazione giovanile (e non solo) favorendo la comunione di un desiderio, di una passione, semplicemente di condivisione. È arrivata anche l’attività didattica con le scuole e la sensibilizzazione verso l’arte: questa cittadina ha una storia da narrare.
E il 14 dicembre 2010 tutto questo crolla sotto le macerie. Lascerà posto all’edilizia urbana.
I politici locali vogliono puntare sul turismo, sull’inclusione sociale, sull’azzeramento del degrado e sulla proliferazione economica. Ma la cultura, a dire di qualcuno che oggi è stato accomodato alla porta dell’amministrazione, è roba “per ricchi”, ché è poverella (cioè senza fondi). Quello che al massimo possiamo avere è una manifestazione di piazza..
Cosa poteva accadere a un teatro privato? Prima diventare una palestra e poi essere abbattuto.
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Commenti
Appunto, non vedo soluzioni: il Comune non avrebbe mai avuto la possibilità di acquisire quell'immobile al prezzo pagato dall'impresa costruttrice, e neppure si può chiedere al privato di rinunciare alla vendita per il "bene collettivo".
L'errore è a monte: si è approvato un piano regolatore generale che concede molto, e che peraltro è spesso ambiguo, e dunque aperto ad ogni possibile interpretazione da parte di chi deve poi applicarlo.
Un dubbio, però, mi sorge spontaneo: se già prima, in quella zona, era difficile parcheggiare, ora, con la presenza di un nuovo palazzone e di decine di nuovi abitanti, cosa succederà?