
Il 27 Gennaio l’Italia celebra la Giornata della Memoria. Ma è sterile ridurre ad un solo giorno dell’anno il ricordo di qualcosa che non si deve dimenticare.
Nella serata di ieri 3 febbraio, nella Sala Consiliare del Comune di Turi, i Lions dei comuni di Conversano, nella persona del presidente P. Risplendente, di Casamassima, con G. Spinelli, di Fasano Egnathia, rappresentato da B. D’Amico, di Monopoli, con P. Rotondo e Putignano, col presidente G. De Tommasi, hanno ospitato Franco Varini.
Alla presenza del Sindaco di Turi, V. Gigantelli, del preside dell’I.T.E.S. “Sandro Pertini” di Turi, E. De Leonardis e del delegato della Zona D in Circoscrizione, A. Turi, il testimone Varini ha trasmesso le emozioni, le paure, le angosce e le speranze che lo hanno accompagnato negli anni della prigionia.
La serata, introdotta dal Cerimoniere D. Resta, è stata aperta con gli emozionanti “Inno alla Gioia" di Ludwig van Beethoven, e “l’Inno di Mameli”, a rappresentare l’unione e la libertà conquistati da chi si è sacrificato per noi. La libertà, raggiunta dopo la prigionia, la lotta, il sacrificio, la morte è il dono che i nostri nonni ci hanno offerto e nessuno è tenuto a dimenticare. Una condizione di sofferenza ricordata dal sindaco di Turi e dal dirigente scolastico che hanno ringraziato il deportato bolognese per essersi sacrificato per la realizzazione di quella che è, oggi, l’Italia unita. Perché quest’anno abbiamo chiesto di ascoltare il racconto di un Italiano?
La risposta a questa domanda è giunta dallo stesso curatore del progetto “Alle radici delle intolleranze del XX secolo”, il prof. O. Bonaccino D’Addiego. “Ho pensato di chiamare Franco Varini, non ebreo, perché anche gli Italiani hanno subito la stessa barbarie dal regine nazista e perché Varini è anche un ex partigiano, che ha lottato per porre le basi della nostra Costituzione”.
Varini, insieme ad altri 800 mila italiani fu vittima delle persecuzioni di un regime che non ammetteva differenze di razza, di religione, di idee. Un regime che limitava, o meglio sopprimeva, la libertà e l’identità umana, ma il cui sacrificio ha donato a noi la libertà.
“Quello di questa sera è per me il 22esimo incontro per quest’anno”, ha introdotto Varini, un giovane 84enne che ha presto infuso nei presenti il suo ardore nel raccontare. E parlare, descrivere, narrare, caratterizza chi, come lui, ha vissuto la deportazione. Prima nei Lager nazisti d'Italia, a Fossoli e a Bolzano, poi nei Lager nazisti d'oltralpe, a Flossenbürg, matricola n.21.778 e poi a Dachau. Emozionante e straziante il suo racconto che inizia con il suo arresto, effettuato dalle Brigate Nere l'8 luglio 1944 a Bologna, in seguito a delazione, perché militante nella V Brigata della Bonvicini di Bologna e che attraversa le terribili atrocità che solo un regime di sterminio poteva realizzare. La narrazione trova respiro solo nella fase conclusiva quando Varini termina raccontando, commosso, la tanto attesa e sperata liberazione, avvenuta tra la fine di aprile e gli inizi di maggio 1945 a Kottern, da parte dell'armata di Patton, durante una marcia della morte partita da Kottern.
Questa mattina, a partire dalle ore 10:00, Franco Varini sarà accolto dai ragazzi dell’Istituto Tecnico Economico Statale “Sandro Pertini” di Turi dove offrirà loro, e a chiunque volesse ascoltarlo, la sua testimonianza di deportato e di sopravvissuto al regime nazista.
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Commenti
Ora, premettendo che anche la coercizione di UNA sola persona è una cosa orribile, se fatta secondo quei fini, non vedo perchè i giudei debbano essere liberi di sterminare (ORA, non 60 anni fa)bambini, donne e civili palestinesi rei di difendere la terra dove già erano, recintati da un muro di cemento.
Siamo bravissimi a ricordare il passato, meno bravi a osservare il presente..
Sapete perchè? Se si prende atto di cosa accade nel presente bisogna anche impegnarsi ad agire mentre per il passato bastano due parole e poca fatica...
Personalmente ritengo che l'ANTISEMITISMO (cosa totalmente diversa dall'ANTISIONISMO) ,signor pellegrino, sia da condannare, perchè ogni religione va rispettata a modo suo, ma che io debba difendere uno stato giudaico, che gode del veto degli USA all'ONU, fatto ad hoc per favorire il giudaismo internazionale, per contrabbandare armi ai ribelli sudanesi e fomentare la guerra civile, per controllare legalmente capitali e banche d'ogni sorta, meriti la fine che Ahmadinejad predica sempre..