Mercoledì 23 Maggio 2012
   
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OLOCAUSTO: I LIONS ‘PER NON DIMENTICARE’

giornata memoria

Il 27 Gennaio l’Italia celebra la Giornata della Memoria. Ma è sterile ridurre ad un solo giorno dell’anno il ricordo di qualcosa che non si deve dimenticare.

Nella serata di ieri 3 febbraio, nella Sala Consiliare del Comune di Turi, i Lions dei comuni di Conversano, nella persona del presidente P. Risplendente, di Casamassima, con G. Spinelli, di Fasano Egnathia, rappresentato da B. D’Amico, di Monopoli, con P. Rotondo e Putignano, col presidente G. De Tommasi, hanno ospitato Franco Varini.

Alla presenza del Sindaco di Turi, V. Gigantelli, del preside dell’I.T.E.S. “Sandro Pertini” di Turi, E. De Leonardis e del delegato della Zona D in Circoscrizione, A. Turi, il testimone Varini ha trasmesso le emozioni, le paure, le angosce e le speranze che lo hanno accompagnato negli anni della prigionia.

La serata, introdotta dal Cerimoniere D. Resta, è stata aperta con gli emozionanti “Inno alla Gioia" di Ludwig van Beethoven, e “l’Inno di Mameli”, a rappresentare l’unione e la libertà conquistati da chi si è sacrificato per noi. La libertà, raggiunta dopo la prigionia, la lotta, il sacrificio, la morte è il dono che i nostri nonni ci hanno offerto e nessuno è tenuto a dimenticare. Una condizione di sofferenza ricordata dal sindaco di Turi e dal dirigente scolastico che hanno ringraziato il deportato bolognese per essersi sacrificato per la realizzazione di quella che è, oggi, l’Italia unita. Perché quest’anno abbiamo chiesto di ascoltare il racconto di un Italiano?

La risposta a questa domanda è giunta dallo stesso curatore del progetto “Alle radici delle intolleranze del XX secolo”, il prof. O. Bonaccino D’Addiego. “Ho pensato di chiamare Franco Varini, non ebreo, perché anche gli Italiani hanno subito la stessa barbarie dal regine nazista e perché Varini è anche un ex partigiano, che ha lottato per porre le basi della nostra Costituzione”.

Varini, insieme ad altri 800 mila italiani fu vittima delle persecuzioni di un regime che non ammetteva differenze di razza, di religione, di idee. Un regime che limitava, o meglio sopprimeva, la libertà e l’identità umana, ma il cui sacrificio ha donato a noi la libertà.

“Quello di questa sera è per me il 22esimo incontro per quest’anno”, ha introdotto Varini, un giovane 84enne che ha presto infuso nei presenti il suo ardore nel raccontare. E parlare, descrivere, narrare, caratterizza chi, come lui, ha vissuto la deportazione. Prima nei Lager nazisti d'Italia, a Fossoli e a Bolzano, poi nei Lager nazisti d'oltralpe, a Flossenbürg, matricola n.21.778 e poi a Dachau. Emozionante e straziante il suo racconto che inizia con il suo arresto, effettuato dalle Brigate Nere l'8 luglio 1944 a Bologna, in seguito a delazione, perché militante nella V Brigata della Bonvicini di Bologna e che attraversa le terribili atrocità che solo un regime di sterminio poteva realizzare. La narrazione trova respiro solo nella fase conclusiva quando Varini termina raccontando, commosso, la tanto attesa e sperata liberazione, avvenuta tra la fine di aprile e gli inizi di maggio 1945 a Kottern, da parte dell'armata di Patton, durante una marcia della morte partita da Kottern.

Questa mattina, a partire dalle ore 10:00, Franco Varini sarà accolto dai ragazzi dell’Istituto Tecnico Economico Statale “Sandro Pertini” di Turi dove offrirà loro, e a chiunque volesse ascoltarlo, la sua testimonianza di deportato e di sopravvissuto al regime nazista.

Commenti 

 
#4 Vito Cassano 2011-02-06 12:19
Mi scuso per il refuso (Antisemitismo e non antisionismo) che rende più leggibile il pensiero. Anch’io non credo sia un problema di cifre perché se anche uno solo di noi dovesse essere oggetto di coercizione, se fatta secondo quei fini o per qualsiasi altro fine (sono passati centinaia di anni da quando si concepiva la politica secondo il dettato macchiavellico e cioè che il fine giustifica il mezzo). Voglio sperare che si separino le emozioni ed i ricordi di Varini, che bisogna giornalmente tenere presenti ed immagino non possano essere contestati, da una questione antica di duemila anni e non 60. Personalmente non mi piace che siano i razzi a parlare né quelli Ebrei né quelli Palestinesi, ma se la questione non è risolta vuol dire, a lume di naso, che, come ho detto, gli interessi sono enormi e sicuramente i venditori di armi dell’una e dell’altra parte fanno affari di oro. Poiché sono assolutamente ignorante sugli affari del presidente iraniano, mi auguro solo che se dovesse decidere di utilizzare il nucleare contro Israele le faccia un fischio in modo che si allontani moltissimo da Casamassima nel più breve tempo possibile. Israele non poi così lontano da noi.
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#3 Aribert Heim 2011-02-05 16:40
I milioni di ebrei di cui si parla, sono cifre campate in aria, che nemmeno Israele è in grado di dimostrare; un rapporto della Croce Rossa Internazionale, del 1945, dimostra che il numero di ebrei effettivamente deceduti nei campi era approssimativamente di 250.000 unità.
Ora, premettendo che anche la coercizione di UNA sola persona è una cosa orribile, se fatta secondo quei fini, non vedo perchè i giudei debbano essere liberi di sterminare (ORA, non 60 anni fa)bambini, donne e civili palestinesi rei di difendere la terra dove già erano, recintati da un muro di cemento.
Siamo bravissimi a ricordare il passato, meno bravi a osservare il presente..
Sapete perchè? Se si prende atto di cosa accade nel presente bisogna anche impegnarsi ad agire mentre per il passato bastano due parole e poca fatica...
Personalmente ritengo che l'ANTISEMITISMO (cosa totalmente diversa dall'ANTISIONISMO) ,signor pellegrino, sia da condannare, perchè ogni religione va rispettata a modo suo, ma che io debba difendere uno stato giudaico, che gode del veto degli USA all'ONU, fatto ad hoc per favorire il giudaismo internazionale, per contrabbandare armi ai ribelli sudanesi e fomentare la guerra civile, per controllare legalmente capitali e banche d'ogni sorta, meriti la fine che Ahmadinejad predica sempre..
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#2 Vito Cassano 2011-02-05 09:52
Credo che il Dr. Morte, un SS che ha ucciso centinaia di persone, bambini compresi, con delle iniezioni letali direttamente nel cuore, tutto possa fare tranne che erigersi a difensore del popolo Palestinese. Una guerra per rivendicare il diritto ad avere un proprio territorio (con atrocità da una parte e dall’altra a partire dal 1948) non può essere confusa con il professare l’idea di una superiorità razziale che ha generato lo sterminio metodico di milioni di ebrei prima, e poi omosessuali, dissidenti politici, handicappati, e via dicendo. Se ancora oggi assistiamo a violenza motivata da una pretesa superiorità (i casi di omofobia si sprecano), è assolutamente importante continuare a ricordare e ad ammonire perché questo non si ripeta mai più. Per me l’antisionismo assume un significato più ampio, cioè è un atteggiamento che rigetta e vuol annientare il diverso. Personalmente tifo per gli accordi di pace, che diano a ognuno, Israeliani e Palestinesi, un proprio territorio, ma visto che gli interessi in gioco sono enormi, ritengo che sarà un processo molto lungo.
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#1 Aribert Heim 2011-02-04 16:56
Ricordiamo anche i migliaia di morti palestinesi, uccisi da Israele quotidianamente, che sebbene subiscano ogni giorno un olocausto, non hanno diritto ad avere voce in capitolo nelle cosiddette "giornate della memoria", perchè ricordare una cosa lontana e passata,lavandosi le mani è facile, ma ricordarsi che è in corso un altro sterminio da parte di chi ne ha subito uno e cercare di fermarlo, eh no! Questo è antisemitismo!!
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