
Si è tenuto ieri “Il punto”, presso il circolo ricreativo e culturale della Uil pensionati, in piazza Aldo Moro, una riunione alla quale ha partecipato il segretario regionale del sindacato, Rocco Matarozzo, che aveva come tema unico appunto la riforma sulle pensioni.
Il primo a prendere la parola è stato però Antonio Busto, responsabile della camera sindacale di Casamassima, che ha riassunto la manovra del governo Monti sulle pensioni, a cosa andiamo incontro e soprattutto cosa si devono aspettare quelli che dovrebbero (avrebbero dovuto) andare in pensione dal primo gennaio 2012. “Il governo Monti si trova a dover fare i conti con un debito pubblico enorme, lasciatogli in eredità dalle amministrazioni precedenti – ha detto Busto – perché abbiamo sempre avuto una classe politica non in grado di pensare agli interessi dei cittadini. Purtroppo per anni è andata in pensione gente che aveva quindici anni di contributi e ora viene chiesto a chi è ancora nel mondo del lavoro di fare sacrifici fino ad arrivare a 42 anni di contributi”.
Busto ha cercato di sensibilizzare i presenti affermando che “dobbiamo imparare a chiedere conto di come vengono utilizzati i nostri soldi, perché altrimenti ecco come andiamo a finire: abbiamo una politica di tagli indiscriminati che peserà molto sulle famiglie”.
D’accordo si è mostrato il Matarozzo, che ha invitato tutti a partecipare allo sciopero di 3 ore indetto per lunedì 12
dicembre organizzato in tutta Italia e in accordo con Cigl e Cisl (l’idea è quella di manifestare davanti al Palazzo delle Prefettura), e ha affermato che “i pensionati in Puglia si sono mossi sempre unitariamente. Ci aspettavamo un approccio diverso con il governo Monti, perché è vero che il debito è alto, è vero che tutti viaggiano e vanno in vacanza, è vero che i ristoranti sono sempre pieni, ma non certo di gente comune che ha uno stipendio di mille euro, e ce ne sono tanti. Fare il presidente del Consiglio così non è poi così difficile, tutti sono in grado di stangare le famiglie aumentando le tasse”. Matarozzo ha inoltre criticato, non solo l’attuale governo, ma anche il precedente, sostenendo che “il primo febbraio 2002, quando è entrato definitivamente l’euro in Italia, il governo Berlusconi, con l’allora ministro dell’economia Tremonti, avrebbe dovuto vigilare sul valore della moneta, evitando che i prezzi di tutto raddoppiassero”.
Sulle pensioni ha continuato, sempre Matarozzo: “Pesano per il 16% sul Pil annuale ma essendo la crescita pari a zero, le pensioni pesano per il 16% di cosa? C’è un problema di fondo: le pensioni non vengono pagate con i soldi dello stato, ma con i contributi che il lavoratore versa durante una vita di lavoro; questo chiaramente non vale per le pensioni sociali, gli assegni familiari ecc; quasi nessuno distingue tra pensione previdenziale e pensione assistenziale. L’Inps ha un avanzo annuale di 5 miliardi annui, soldi che poi finiscono nel ‘buco nero’ le casse dello stato”.

Sollecitati dalla situazione casamassimese chiediamo ad Antonio Busto quanti sono i tesserati Uil che dovrebbero andare in pensione nel 2012 e rischiano invece che la domanda non gli venga accettata: “I tesserati Uil che dovrebbero andare in pensione nel 2012 sono 100 e di questi esattamente il 50% rischia di rimanere ancora in produttività per altri cinque anni, perché fanno parte della classe anni 1951 e 1952. Questi dati chiaramente fanno preoccupare anche noi giovani, perché ritardando l’uscita dal ciclo produttivo degli attuali lavoratori, chiaramente si precludono possibilità ai giovani. Inoltre a quei lavoratori che rientrano nella riforma viene praticamente stravolta la vita, perché molti avevano dei progetti, come per esempio far sposare i figli, o estinguere il mutuo, che si trovano costretti a rimandare di cinque anni”.
Chiediamo poi come consigliare chi dovrebbe andare o andrà in pensione nel 2012, e Matarozzo si riferisce: “Me lo chiedono in molti ma do a tutti la stessa risposta: non ci sono consigli da dare, perché non c’è niente che si può fare se non attivarsi e manifestare; bisogna solo rimboccarsi le maniche e continuare a lavorare”.
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