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Sui candidati sindaci degli schieramenti di centrodestra e centrosinistra s'è fatto un gran parlare in questi mesi, e mentre il Pd conferma un nome della passata amministrazione, Nitti, la coalizione Pdl-Lista Schittulli-Udc scende in campo con Birardi. Puglia prima di tutto resta a casa. Ma non mancano le contestazioni, a restare a casa è pure Agostino Mirizio (a sentire le voci di corridoio). Chiediamo a Franco Pignataro di commentare la situazione.
Nelle ultime settimane il centrodestra è stato in grado di rompersi e ricompattarsi con grande abilità, voglia di unità, evidentemente..
A dire il vero il centrodestra non si è mai spaccato, al contrario è riuscito a dialogare con quella serenità e unità di intenti dettate dalla necessità assoluta di trovare sintesi perché abbiamo la responsabilità di offrire a Casamassima una amministrazione finalmente in grado di rispondere ai bisogni, e sono tanti.
Se intendiamo il rapporto con l’UDC invece, vista anche la posizione nazionale di quel partito, è chiaro che abbiamo dovuto confrontarci con maggiore impegno. Ho avuto modo in passato di ripetere che difficilmente l’UDC avrebbe disatteso una tradizione che a Casamassima l’ha vista sempre schierata con il centrodestra. Abbiamo soltanto investito più tempo per dialogare e trovare i punti di incontro, che a dire la verità sono tanti, anche per le tante battaglie condivise. L’unità della coalizione, d’altra parte, come ho sempre sostenuto, era prioritaria.
Questa unità è il risultato di una lunga concertazione con le forze alleate storiche: Puglia prima di tutto, Lista Schittulli e Udc. Quest'ultima però solo una decina di giorni fa dichiarava la rottura. Cosa è cambiato?
Le trattative politiche sono sempre colorite di ultimatum, di prove di forza e di piccoli bluff. Non credo che l’UDC abbia mai pensato seriamente di rompere con il centrodestra, come il centrodestra non ha mai smesso di pensare a quanto l’UDC fosse necessaria per essere competitivi nella prova elettorale.
In realtà il fatto nuovo che ha sbloccato in una certa direzione una situazione ancora aperta, è stata l’inattesa rinuncia del candidato sindaco proposto dal PdL.
Si parla di un candidato sindaco espressione comune. Birardi è il nome ormai convenuto: Udc porta a casa un risultato importante e Pdl deve fare marcia indietro. Come la vede?
Una premessa. Io non credo che l’individuazione di un candidato alla carica di sindaco debba rappresentare un risultato importante per il partito di appartenenza dello stesso, piuttosto credo sia un risultato importante per tutti, perché da quel momento diventa il candidato dell’intera coalizione e non solo di una parte. Un sindaco di parte, invero, avrebbe non i giorni, ma le ore contate.
Indipendentemente dalle preferenze di ognuno, quando si sceglie, quella scelta va difesa a prescindere dall’appartenenza di partito. Si diventa una sola squadra che lavora per vincere e realizzare un programma condiviso.
Vista da questa prospettiva, l’individuazione di Birardi non va vissuta come una vittoria dell’UDC, come il passo indietro del PdL non va interpretato come una sconfitta. Tenga conto peraltro che a pochi giorni dalla presentazione delle liste, il PdL si è trovato improvvisamente orfano della persona sulla quale aveva puntato, che avremmo difeso fino in fondo, pur in un’ottica di unità della coalizione.
Siamo a pochi giorni dalla consegna delle liste: cosa altro ancora potrebbe accadere di straordinario?
Per la visione della politica che mi hanno insegnato fin da quando ero ragazzino, di veramente straordinario vedo la possibilità di parlare finalmente di punti programmatici, argomento di poco interesse per molti.
Vede, l’aspetto più pittoresco della fase pre-elettorale, quella delle trattative e della composizione delle liste per intenderci, è l’apparizione di tanti statisti dal pensiero assoluto che si agitano in tutte le direzioni come i pupazzetti che si appendono sui finestrini posteriori delle auto. Quasi mai hanno qualcosa da proporre ma quasi sempre sono in prima fila, salvo poi, con la stessa frenesia con la quale sono apparsi, scomparire lasciando i cocci nelle mani di coloro che sono chiamati dal popolo ad amministrare. E questo avviene a destra, a sinistra e in ogni schieramento di qualunque colore.
È la politica di questi tempi. Tante comparse in bella vista e in cerca di fortuna, ma incapaci di apportare valore aggiunto in termini di idee e programmi. Confidiamo nel popolo che possa valutare e scegliere con saggezza i propri amministratori.
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Commenti
certo sarebbe stato un suicidio politico andare da soli contro la sinistra compatta e per logica si e accettato Birardi come candidato sindico.
Pero' questo non toglie una evidente e annosa difficolta' del PDL di avere una leadership e una compattezza interna che non sia minata da personalismi ed egoismi.
Credo che questa tornata elettorale sia un banco di prova importantissimo per il PDL perche' in caso di sconfitta si dovrebbe procedere a un riassetto interno al partito estromettendo i vecchi baroni per far spazio a giovani con idee e personalita' nuove.
Hanno entrambi affermato giustamente che i candidati di destra e sinistra proposti sono inaccettabili. Fin qui l'analisi risulta perfetta.
Poi cadono in un ERRORE GIGANTESCO. La lista di Vito Rodi è una LISTA CIVICA che non ha un colore politico e che non E' STATA DISEGNATA DA NESSUN ALTRO che non sia il GRUPPO DI PERSONE che si sono messe in lista. L'idea alla base è comune alla vostra....MANDARE A CASA I VECCHI PERSONAGGI CHE HANNO RESO CASAMASSIMA UN PAESE NON GRADEVOLE......non credo proprio che i componenti della lista possono essere comandati dall'ingegnere o da de gennaro!!
Nel Pdl ci sono conflitti insanabili e la cartina di tornasole è costituita proprio dalla candidatura di Birardi...che anche quest'anno prenderà qualche briciola di voti.